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GENERAZIONE TRENTO
La forza di una Comunità
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- I manifesti di Generazione Trento: coraggio, sicurezza, famiglie, cultura. I valori che vogliamo per la nostra città.
In queste settimane abbiamo scelto di accompagnare la nostra campagna elettorale con una serie di manifesti che rappresentano in modo chiaro e diretto i nostri valori e le nostre proposte per Trento. Ogni immagine e ogni slogan vogliono essere un messaggio forte, un invito al cambiamento che parte dai nostri bisogni quotidiani come cittadini: sicurezza, centralità delle famiglie e cultura come motore sia per la società che per l'economia. Bisogni e anche valori e forza di una comunità. Vediamoli insieme. 1. Una città sicura si costruisce con il coraggio. Noi ce l'abbiamo. Sicurezza non significa militarizzazione, ma protezione reale per tutti i cittadini. In un momento storico in cui il degrado e la microcriminalità minacciano il vivere quotidiano, noi diciamo chiaramente che abbiamo dei nemici: i criminali di strada. Con videosorveglianza intelligente, presidi di quartiere e riqualificazione urbana, vogliamo ridare tranquillità a chi abita, lavora e vive a Trento. --- 2. Investire ogni centesimo nelle famiglie, non in cattedrali nel deserto. Abbiamo milioni di euro da destinare, e per noi è chiaro dove vogliamo investirli: nelle famiglie, nella casa, nello studio, nella salute, nella mobilità quotidiana. Non vogliamo sprecare risorse in grandi opere inutili, scollegate dai bisogni reali dei cittadini. Sosteniamo l'abitare accessibile, i servizi educativi, la qualità della vita, per costruire una Trento più equa. --- 3. Trento capitale della cultura ed esperienze vere, 12 mesi all’anno. Trento non deve vivere di eventi sporadici o di turismo "mordi e fuggi". Vogliamo una città viva tutto l’anno, capace di offrire eventi diffusi nei quartieri, esperienze autentiche e valorizzazione del patrimonio storico e naturalistico. La cultura non deve essere solo intrattenimento, ma un modo per rafforzare il senso di comunità e di appartenenza. --- 4. Le storie che non senti: il diritto alla sicurezza per tutti. "Lei aveva sbagliato a prendere l'autobus la sera..." – una storia che nessuno dovrebbe più ascoltare. La sicurezza deve essere un diritto garantito, soprattutto per chi è più vulnerabile: donne, anziani, giovani. Con percorsi sicuri, illuminazione adeguata, app di emergenza e attenzione reale ai problemi, vogliamo una Trento in cui nessuno debba aver paura di tornare a casa o uscire la sera. --- I fumetti di Generazione Trento Sarcasmo e ironia ma dicendo anche alcune verità. Scopri tutta la collezione a questa pagina: Link Questi manifesti non sono solo immagini. Sono la sintesi del nostro Programma. Sono il nostro modo di dire che Generazione Trento vuole costruire una città più sicura, più giusta, più viva. Una città dove la politica torna ad ascoltare davvero le persone. Il 4 maggio scegli di essere parte del nostro progetto per Trento. Scegli con coraggio. Scegli Generazione Trento.
- Oggetti "speciali" che non mi sorprendono più la sera a Trento
"Dispositivi a sco*p1o", "strumenti taglien1i" e "tira-👊", oppure, in questo giochino anti censura algoritmica, le stesse parole possono essere espresse in questa forma: p*s*ola, c*ltell* e tirap*gn*. Chiedo scusa ma i sistemi di intelligenza artificiale che si occupano di censura online, sono poco intelligenti alla fine e sarete voi a "tradurre" queste descrizioni in parole comuni di senso compiuto. I tre oggetti che ho appena elencato possono tranquillamente sembrare gli oggetti che si trovano sulla scena di un crim1n3 e invece sono quelle tre arm* che più di una volta ho visto con i miei occhi occasionalmente - ma abbastanza spesso da non essere più un evento straordinario e fuori dal mondo - addosso a un giovane ragazzo, girando la sera per Trento. Trento è una città bellissima, piena di opportunità e di luoghi di incontro per noi giovani. Ma chi, come me - classe 2006 - passa spesso le serate in centro o nelle zone più frequentate, sa che ci sono situazioni che a volte ci fanno sentire meno tranquilli. Non voglio esagerare né dipingere Trento come un posto per1coloso, perché non lo è. Ma ci sono episodi che non possiamo ignorare. Qualche ris*a fuori dai locali, qualche persona che gira con atteggiamenti minac*iosi, momenti in cui si percepisce una tensione che non dovrebbe esserci. Ecco, io penso che una città s1cura non sia solo quella in cui "non succedono cose gravi", ma anche quella in cui possiamo stare tranquilli, senza doverci guardare attorno con preoccupazione. Dove nascono questi problemi? Uno dei motivi è che certi luoghi, di sera, diventano una sorta di "zona franca". In alcuni punti della città, capita di vedere situazioni che vanno oltre la normale vivacità notturna: ris*e, urla, gente che esagera con l’alc*1. Questo succede anche perché in quei momenti non ci sono figure di riferimento, non ci sono nemmeno adulti, non c’è chi interviene prima che la situazione degeneri. Anche la presenza delle forze dell’ordine è importante, ma spesso arrivano a serata già finita, quando ormai i problemi sono già successi. È chiaro che servirebbe un intervento più mirato e più presente nei momenti giusti. Non si tratta di riempire la città di polizia, ma di avere un controllo più efficace nelle ore serali, magari con pattuglie che facciano giri più frequenti proprio nei luoghi più a rischio, invece di passare solo alla fine della serata. Cosa possiamo auspicare? Non possiamo aspettarci che tutto venga risolto solo con più controlli. Serve anche rendere certi luoghi più vivi e più frequentati da persone diverse, non solo da chi crea problemi. Una città s1cura è una città in cui ci sono più attività serali che non siano solo locali e bar. Ad esempio: Aprire spazi per i giovani anche la sera, non solo per studiare o fare sport, ma per stare insieme senza dover per forza andare in un bar o rimanere in strada. Organizzare eventi serali nei luoghi che ora sono poco vissuti, come alcune piazze o parchi, in modo che diventino punti di aggregazione anche per chi non vuole stare nei locali. Favorire la presenza di “educatori” di strada, figure che possono parlare con i giovani e intervenire prima che certe situazioni degenerino. Non servono solo per i minorenni, ma anche per chi, magari dopo qualche bicchiere di troppo, finisce in situazioni di tensione. Il ruolo degli adulti Un altro problema è che spesso gli adulti non vedono quello che succede. Molti genitori non escono più la sera o, quando vedono certe situazioni, cambiano strada. È comprensibile, ma se gli unici adulti presenti in certi luoghi sono i baristi o le forze dell’ordine a fine serata, è chiaro che qualcosa non va. In alcune città si sono sperimentate iniziative semplici ma efficaci, come gruppi di volontari adulti (genitori, insegnanti, educatori) che fanno qualche giro in centro nei momenti più "caldi", senza fare la morale a nessuno, ma solo per dare un punto di riferimento. L'idea dei gruppi di volontari adulti che presidiano alcune zone della città nelle ore serali nasce da esperienze già sperimentate in diverse città, sia in Italia che all'estero. Alcuni esempi concreti sono: "Passeggiate serali a Padova – Un gruppo di volontari che gira per il centro città nelle ore serale per monitorare situazioni di disagio giovanile, offrire supporto e mediare eventuali tensioni. "Night Watch" in alcune città del Nord Europa (come Amsterdam e Copenaghen) – Gruppi di cittadini che si organizzano per monitorare la movida e creare un ambiente più sicuro senza alcun ruolo di polizia, ma solo di mediazione e presenza rassicurante. Noi possiamo provare a fare lo stesso a Trento, magari iniziando con qualche evento pilota. Non si tratta di avere paura, ma di avere attenzione. Io non voglio una città militarizzata, non voglio che i giovani vengano visti come un problema. Ma voglio anche poter girare la sera senza vedere risse o litigi ogni settimana, senza sentire che certe zone "non sono sicure". Quindi quello che vorremmo è semplice. Più presenza di pattuglie nei momenti giusti, non solo a fine serata. Spazi serali alternativi ai locali, per evitare che l’unico svago sia stare in strada o nei bar. Più eventi nei luoghi meno frequentati, per renderli vivi e sicuri. Maggiore coinvolgimento degli adulti, con iniziative che li rendano più presenti, senza sostituirsi alle forze dell’ordine. Queste sono cose concrete, realizzabili, che possono fare la differenza. Se vogliamo una Trento più sicura, dobbiamo iniziare da qui. Lorenzo Groff Candidato di lista Generazione Trento
- La quotidiana sicurezza
Di Elena Dardo
- Ascensore di Mesiano. Il costo in milioni di pochi minuti.
di Marco Zucchelli
- Telecabina del Bondone. Quali costi e strategie?
di Marco Zucchelli
- Residenza Fersina. Qui vivono 280 persone richiedenti asilo.
di Renata di Palma
- Cari anziani vi prometto uno scantinato
Uno scantinato, un piano interrato in una struttura con diversi problemi di accessibilità. Tutto questo per il Centro anziani di Contrada Larga. Era il 2022 quando da una sistemazione ottimale gli anziani sono stati trasferiti in questa area che ancora oggi è un cantiere. In tre anni cosa è cambiato? All'inaugurazione uno striscione di poche righe - mostrato nel video - accoglieva il sindaco Ianeselli. Una richiesta inascoltata. di Elena Dardo
- La sicurezza non si costruisce con la poesia. Una risposta a Carmine Ragozzino.
Nel suo recente articolo, Carmine Ragozzino esprime preoccupazione per il tono della campagna elettorale e auspica un "tavolo della concretezza" tra candidati, per affrontare insieme il tema della sicurezza (dal titolo: Una campagna elettorale con scarso appeal, poca serietà e zero maturità. Ma se per la sicurezza Ianeselli, Geat e Bortolotti poi si dessero una mano? ) . Una proposta, la sua, che nasce sicuramente da buone intenzioni ma che rischia di apparire ingenua – e, soprattutto, distante dalla realtà politica e amministrativa. Un solo sindaco governerà Trento Sarebbe bello se bastasse mettersi attorno a un tavolo per condividere idee e spartire responsabilità. Ma questa non è una tavola rotonda, è un’elezione. E alla guida della città ci sarà una sola persona, con una visione politica ben precisa e una squadra coerente. Le proposte possono anche convergere su alcuni punti – come è naturale che sia su temi complessi e condivisi come la sicurezza – ma ciò che fa davvero la differenza è la capacità concreta di attuarle. E questa dipende da chi sarà chiamato ad amministrare, non da promesse di collaborazione preventiva. Non bastano le parole giuste, serve chi sa metterle in pratica La credibilità di un programma non si misura dalle parole che lo compongono – parole che, non a caso, spesso si somigliano tra i diversi candidati. La vera differenza sta nella capacità di trasformare quelle parole in azioni, nella serietà e nella competenza della squadra, nella coerenza con cui si sono affrontati i problemi nel passato, anche fuori dalla politica. È qui che si gioca la fiducia, non nei tavoli delle buone intenzioni. Gli slogan non sono il problema, sono un servizio Infine, una parola sugli slogan. Sono stati criticati come strumenti vuoti e ripetitivi. Ma non bisogna confondere la sintesi con la banalità. Gli slogan servono a rendere accessibili messaggi complessi, a offrire un punto d’ingresso chiaro per chi ha poco tempo e ha diritto di capire cosa propone un candidato. Nessuno slogan può esistere senza un approfondimento dietro: programma, incontri pubblici, blog, confronti diretti. Ma l’accessibilità del messaggio è un valore, non una colpa. Quindi Sarebbe bello vivere in una città dove tutte le forze politiche si stringono la mano prima ancora del voto. Ma il ruolo dei cittadini è proprio quello di scegliere, non di assistere a un pareggio. E per scegliere, serve sapere chi ha una visione, una squadra e la credibilità per governare davvero. di Claudio Geat e Martina Margoni --- Link articolo di C. Ragozzino. link .
- Sicurezza. Cosa c'è da fare ora.
Di Elena Dardo.
- Sei milioni per salire a Mesiano. Mentre studenti e famiglie rimangono in basso alle priorità.
Un ascensore da 6 milioni: è davvero questa la priorità per la mobilità a Trento? Sono iniziati i lavori per l’ascensore inclinato che collegherà viale Bolognini alla zona di Mesiano, dove si trova il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Trento. Un’opera dal costo complessivo di circa 6 milioni di euro, interamente finanziata dal bilancio comunale. Ma è lecito chiedersi: si tratta davvero di un investimento prioritario e giustificato? L’ascensore permette di superare un dislivello di 76 metri in poco più di un minuto. Ma chi ha come destinazione finale il polo universitario di Povo non ne trarrà alcun vantaggio: dovrà comunque arrivare in auto o autobus fino alla partenza, parcheggiare (se ci riesce), salire fino a Mesiano, e poi riprendere un autobus per completare il tragitto. Un percorso macchinoso, che difficilmente migliorerà l’accessibilità reale all’area. In pratica, sarà utilizzato solo da chi deve raggiungere la facoltà di Ingegneria a Mesiano. Un’utenza limitata, per un’infrastruttura che evita un percorso a piedi di circa 11-12 minuti, completamente fattibile da chiunque non abbia difficoltà motorie. Possiamo davvero considerarla una priorità? A fronte delle tante emergenze sociali e abitative che la città sta vivendo, non sarebbe stato più utile destinare quei 6 milioni, ad esempio, alla ristrutturazione degli appartamenti di proprietà del Comune per poi metterli a disposizione sul mercato? Una scelta che avrebbe avuto un impatto diretto nel contenere i prezzi degli affitti, aiutando concretamente studenti e famiglie in difficoltà. L’impressione è che ci si trovi davanti a un’opera dal forte valore simbolico ma dal dubbio impatto reale, che rischia di diventare l’ennesimo esempio di scarsa visione strategica nella gestione delle risorse pubbliche. Martina Margoni Candidata di Lista Generazione Trento












