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GENERAZIONE TRENTO
La forza di una Comunità
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- PARTIAMO DAI PROBLEMI REALI
Non abbiamo presentato emendamenti per fare rumore. Li abbiamo presentati perché crediamo che la politica serva ancora a una cosa semplice: migliorare concretamente la città, anche un pezzo alla volta. In questi mesi abbiamo criticato molte scelte della maggioranza. E continueremo a farlo quando penseremo che una decisione non sia utile a Trento.Ma c’è una differenza tra fare opposizione e fare tifo. Noi non consideriamo il Consiglio comunale un’arena dove tutto si misura in vittorie, sconfitte o rapporti di forza.Lo consideriamo un luogo dove portare problemi reali, proposte concrete e temi che spesso restano ai margini finché qualcuno non decide di sollevarli. Un marciapiede che sparisce.Una strada troppo calda e senza alberi.Un quartiere dimenticato.Un parcheggio pensato meglio.Piccole cose, per qualcuno.La vita quotidiana, per chi la città la vive davvero. Per questo i nostri emendamenti non erano “contro” qualcuno.Erano “per” qualcosa. Forse alcune proposte verranno respinte.Fa parte della democrazia.Ma se anche uno solo dei temi portati da Generazione Trento dovesse diventare uno spunto concreto per migliorare la città, allora il nostro lavoro avrà già avuto senso. Perché fare opposizione non significa dire sempre no.Significa avere la libertà di criticare quando serve, ma anche il coraggio di avanzare idee senza trasformare tutto in propaganda. Noi continueremo così.Liberi.Concreti.E con lo sguardo rivolto alla città reale, non ai giochi di partito.
- Otto proposte concrete per Trento
Negli ultimi anni si è parlato molto di grandi opere. Noi, invece, abbiamo scelto di partire anche dai problemi concreti della città: sicurezza, mobilità, spazi storici e qualità urbana. Per l’assestamento di bilancio del Comune di Trento abbiamo presentato alcune proposte semplici ma utili, distribuite nei quartieri e pensate per migliorare la vita quotidiana delle persone. Dalla riqualificazione di Torre Verde a una Via Brennero più verde e vivibile, fino alla passerella panoramica sopra il Parco della Predara e a una viabilità più logica tra Solteri e via Brennero. Abbiamo inoltre chiesto il ripristino del marciapiede eliminato dal cantiere del bypass, perché non è accettabile togliere spazio ai pedoni per anni lungo una strada così trafficata. Tra le proposte anche uno studio di fattibilità per la realizzazione di nuovi parcheggi, in parte pubblici e in parte pertinenziali, sotto i campi da tennis di Piazza Venezia, senza consumo di nuove aree verdi. Interventi realistici, senza slogan, che puntano a rendere Trento più curata, più sicura e più funzionale.
- Rifiuti: la verità sulle ceneri che nessuno vuole vedere !!
La “chiusura del ciclo” non esiste. Esistono residui, ceneri e costi di smaltimento. Da anni la politica racconta che bruciare risolve il problema dei rifiuti. Ma anche gli impianti che producono energia bruciando rifiuti lasciano circa il 15% di ceneri e materiali da smaltire. Il problema è proprio questo: quelle ceneri qualcuno deve trattarle, trasportarle e pagare per smaltirle. Per ridurre davvero il problema dei rifiuti servono due cose molto più semplici e concrete: ridurre al massimo i rifiuti prodotti e investire nel trattamento meccanico di differenziazione (“TMB”), cioè impianti che separano e recuperano sempre più materiali invece di bruciarli. È un lavoro più lungo, meno propagandistico e meno “miracoloso” da raccontare. Ma è l’unico modo per diminuire davvero gli scarti. Perché se continui a bruciare, le ceneri continueranno sempre a esistere.
- MENTRE LA POLITICA TIFAVA LA REALTÀ CAMBIAVA
Ieri abbiamo partecipato a un forum che ha riunito imprese, università, cooperative, associazioni e realtà del territorio per discutere di migrazioni, lavoro e comunità. Ed è successo qualcosa di importante. Per una volta il tema non è stato affrontato attraverso slogan o contrapposizioni ideologiche, ma partendo dalla realtà concreta che il Trentino sta già vivendo: lavoro, formazione, lingua, casa, scuola, sicurezza e crisi demografica. Quando mondi diversi riescono a sedersi allo stesso tavolo, significa che il problema esiste davvero. E che non può più essere affrontato solo inseguendo paure o semplificazioni. Il cambiamento è già dentro il nostro territorio e nelle nostre vite quotidiane. La vera domanda è se la politica vuole governarlo in modo serio, strutturato e pragmatico oppure continuare semplicemente a rincorrerlo. Nei prossimi giorni condivideremo alcune riflessioni e proposte emerse da questo confronto.
- Sono iniziati i giochi politici. Il territorio è già uscito dal dibattito.
Fino a ieri si parlava di proposte e di futuro di Dolomiti Energia. Oggi il rischio è che tutto venga inghiottito dall’ennesima dinamica politica: posizionamenti, divisioni interne, letture di convenienza. La discussione su “Borsa sì” o “Borsa no” non è più (solo) una discussione industriale. Sta diventando un campo di battaglia politico utile a regolare equilibri interni ai partiti e a colpire gli avversari. Il risultato è sempre lo stesso: il merito arretra, la politica si chiude su sé stessa. E infatti il dibattito si è già spostato: dalle analisi agli schieramenti; dalle scelte industriali alle convenienze politiche; dalle garanzie per il territorio alle letture di parte. In mezzo, il punto centrale resta senza risposta: quali condizioni, quali tutele e quale visione concreta per il Trentino? Perché qui non si tratta di tifoserie. Si tratta di una decisione che riguarda energia, controllo pubblico, investimenti e ruolo dei Comuni. E invece di entrare su questi elementi, il rischio è che si preferisca usare la vicenda come terreno politico. Noi continuiamo a chiedere altro: trasparenza sui dati; chiarezza sulle condizioni; garanzie sul controllo pubblico; ruolo reale dei territori; una strategia industriale esplicitata. Perché quando la politica si concentra più sul posizionamento che sul merito, il risultato è prevedibile: molta comunicazione, poca sostanza. E i cittadini fuori dalla porta.
- CONCESSIONI IDROELETTICHE : il quadro in vista del 2029
Negli ultimi giorni si parla tanto di energia, concessioni e Dolomiti Energia. Ma diciamolo: si fa fatica a capire il quadro. Proviamo a spiegarla semplice. 👉 Oggi le centrali idroelettriche in Trentino sono date in concessione. 👉 Queste concessioni scadono nel 2029. 👉 E da lì bisogna decidere chi le gestirà dopo. Non è un dettaglio: parliamo di impianti che portano circa 78 milioni all’anno al territorio. A quel punto, in generale, le opzioni di cui si discute sono tre (gare pubbliche, rinnovo al concessionario uscente oppure forme di società pubblico-private, che sono tra le ipotesi previste nelle discussioni sulle concessioni idroelettriche). E proprio in queste settimane si stanno discutendo modifiche alle regole, che aprono anche a riassegnazioni più rapide senza gara. Quindi la domanda vera non è “pubblico o privato” in astratto. Le domande vere sono: Chi gestirà queste centrali dopo il 2029? Con quali regole? Con quali garanzie di controllo pubblico? E soprattutto: a vantaggio di chi? Prima di dividerci sulle posizioni, forse serve chiarezza su questo. Perché qui non si parla di teoria. Parliamo di acqua, energia e risorse che riguardano tutti.
- Dolomiti Energia: prima vendere, poi ricomprare, ora quotare?
prima capire, poi decidere C’era un momento, non tanti anni fa, in cui una parte importante dell’energia del territorio — quella prodotta dall’acqua — viene messa sul tavolo. Siamo nel 2015 e si decide di far entrare un investitore estero dentro il cuore idroelettrico di Dolomiti Energia. L’idea, come spesso accade in questi casi, è semplice: portare dentro risorse, alleggerire i conti, dare più forza all’azienda. In cambio, però, una parte di quel patrimonio cambia mano. Non tutta, ma abbastanza da far discutere. Passa qualche anno e succede qualcosa di interessante. Quella stessa quota viene ricomprata. Si fa, in sostanza, il percorso inverso. Si riporta dentro casa ciò che prima era stato aperto all’esterno. Il messaggio, implicito ma chiaro, è che certi asset — soprattutto quando parliamo di acqua ed energia — forse è meglio tenerli il più possibile sotto controllo locale. E arriviamo a oggi. Si torna a parlare di apertura al mercato. Questa volta non con un fondo specifico, ma con l’ipotesi di una quotazione in borsa. È un passaggio diverso, più ampio, più strutturato. Ma la domanda che resta sul tavolo è la stessa di allora, solo più grande. Perché? Perché si sceglie di aprire al mercato dopo essere tornati indietro da una scelta simile? Cosa è cambiato nel frattempo? Qual è la direzione che si vuole prendere? Proprio per questo, come Generazione, abbiamo presentato una domanda di attualità e un’interrogazione al Sindaco. Non per fare polemica, ma per ottenere risposte. Risposte chiare sulle motivazioni, sugli obiettivi e sulle garanzie per il controllo pubblico. Perché su temi così delicati, le risposte generiche non bastano. E troppo spesso, su questioni complesse, arrivano spiegazioni che chiariscono poco. Questa volta no. Su una scelta che riguarda un asset strategico del territorio, ci aspettiamo risposte serie, precise e verificabili. Poi, su quelle, ci faremo un’idea.
- BYPASS : SINDACO E GIUNTA ARRIVANO TARDI!!
Le osservazioni sul bypass sono arrivate. Ma solo all’ultimo. Per settimane il Comune di Trento, e in particolare il sindaco e la Giunta, è rimasto ai margini di un’opera da oltre 2 miliardi di euro che riguarda direttamente il proprio territorio — da Mattarello alle risorse idriche della valle. Nessuna posizione politica chiara. Nessun coinvolgimento del Consiglio comunale. Nessuna assunzione pubblica di responsabilità. Poi, alla vigilia del Consiglio straordinario richiesto da 13 consiglieri, compaiono le osservazioni. Tempismo perfetto. O quantomeno, difficile da ignorare. Ma il nodo non è solo il “quando”. È il ruolo che il sindaco e la Giunta decidono di avere. Perché Trento non è un territorio qualsiasi. È il territorio che questa esperienza l’ha già vissuta. E pagata. Dati ambientali difficili da ottenere. Progetti comunicati in modo opaco. Promesse ridimensionate dai fatti. Non teoria. Esperienza diretta. Proprio per questo, oggi dovrebbero guidare. E invece resta l’assenza di una linea politica chiara. Mentre in Vallagarina amministrazioni diverse lavorano insieme e costruiscono osservazioni condivise, il sindaco e la Giunta di Trento arrivano tardi. Non anticipano. Non chiariscono. Non mettono a sistema quello che già sanno. Dopo aver sostenuto per anni il progetto come grande opportunità, oggi manca una posizione altrettanto chiara nel valutarne i limiti. C’è anche un altro problema, tutt’altro che tecnico. Si sta discutendo un pezzo di progetto senza avere un quadro completo. Manca una visione unitaria verso nord. Il nodo di Salorno resta irrisolto. Le soluzioni sono ancora preliminari. Il rischio è prendere decisioni oggi senza sapere se reggeranno domani. Si dice: è un’opera europea. Ma le opere non passano sull’Europa. Passano sui territori. E i territori hanno un potere reale: incidere su tracciati, condizioni, modalità. Il sindaco e la Giunta di Trento intendono esercitarlo oppure no? Le osservazioni sono arrivate. Era il minimo. Ma su opere così non basta esserci. Bisogna arrivare prima. E il punto resta tutto qui: guidare o inseguire.
- Cava di Romagnano
C’era una volta una città che si era data delle regole. Si chiamavano Piano regolatore. Servivano a una cosa semplice: decidere prima cosa si può fare, e dove. In quella città c’era un’area usata da anni come cava. Un’attività utile, che recupera materiali e serve ai cantieri. Fin qui, tutto chiaro. Il problema arriva dopo. Perché quella attività… lì non è prevista. Il Piano dice che quell’area dovrebbe avere un’altra funzione. E allora che si fa? Si cambia il Piano? Si discute? Si decide insieme? No. Si fa una deroga. Che dovrebbe essere un’eccezione. Ma qui non sistema un dettaglio: cambia tutto. Di fatto, autorizziamo oggi e forse sistemiamo le regole domani. Invertendo l’ordine. E intanto parliamo di camion, lavorazioni, impianti: cioè un’attività industriale in un’area che non è industriale. “Ma è utile”, si dice. E allora la domanda è semplice: basta essere utili per diventare interesse pubblico? Perché se sì, allora chiunque potrà chiedere lo stesso. E il punto vero è questo: non stiamo decidendo solo su un impianto. Stiamo decidendo se le regole valgono davvero o se si cambiano ogni volta che serve. Perché se si cambiano sempre, allora non sono più regole.
- SICUREZZA : passerà anche questa … PURTROPPO
Ogni volta funziona così: succede un fatto grave, indignazione generale, dichiarazioni a raffica. Poi? Silenzio. La verità è semplice: non accadrà nulla di diverso. Perché sulla sicurezza si continua a fare propaganda, non politica. C’è chi cavalca la paura e chi minimizza per ideologia. In mezzo, i cittadini. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: un problema che esiste, cresce, e viene affrontato sempre troppo tardi — o nel modo sbagliato. La domanda vera è un’altra: vogliamo continuare a usarla come arma politica o iniziare a risolverla? Perché finché non si avrà il coraggio di dire che il problema c’è — senza slogan, senza bandiere — non ci sarà nessuna soluzione. Solo il prossimo “caso”, la prossima polemica, il prossimo giro a vuoto.
- COSA SUCCEDE DAVVERO IN CONSIGLIO COMUNALE
Vi aggiorniamo passo dopo passo ⬇️ Vogliamo condividere con voi come funziona il nostro lavoro in Consiglio Comunale e nelle Commissioni. Magari per qualcuno è già scontato, per altri è utile saperlo: ci sembra giusto darvi questa spiegazione una volta per tutte, così sapete come vengono prese le decisioni. 1. Prima cosa importante: Commissioni vs Consiglio In Commissione non si decide nulla. Ci vengono illustrate le pratiche, i piani e le informazioni tecniche che poi saranno portate in Consiglio Comunale. Anche lì, nella maggior parte dei casi, i numeri per l’approvazione sono già pronti. Il nostro compito è quindi esprimere il voto (a favore, contrario o astenuto) e spiegare il nostro punto di vista, che vi raccontiamo qui. Questo permette a tutti voi di capire le dinamiche reali e, se volete, darci idee o spunti prima del voto. 2. Urbanistica: deroghe e pratiche concrete. Nell’ultima Commissione urbanistica abbiamo visto due pratiche concrete: Madonna Bianca: cambio destinazione d’uso (ambulatorio dentistico) Romagnano: area di cava che diventa attività industriale stabile Qui emerge una tendenza: l’uso frequente delle deroghe, cioè decisioni caso per caso invece che all’interno di una pianificazione generale. Questo è un tema importante perché influisce sul futuro della città. 3. Pianificazione strategica: variante al PRG Uno dei passaggi più importanti riguarda la variante al Piano Regolatore Generale (PRG), cioè le scelte che definiranno lo sviluppo della città nei prossimi anni (abitare, sviluppo urbano, grandi progetti). Per questo, già un paio di anni fa, è stata contattata Nomisma, società di studi economici e consulenza strategica, per fornire prospettive affidabili sul futuro di Trento. Lo studio prevede, entro il 2040: un fabbisogno di circa 5.500 nuovi appartamenti una crescita demografica Come ogni buon consulente, Nomisma ha costruito le previsioni sulla base delle aspettative e delle linee guida del Comune, quindi i risultati riflettono le priorità dell’amministrazione. Questo tema tornerà anche nei prossimi Consigli e sarà fondamentale per capire le scelte strategiche della città. 4. Mobilità: numeri e visione futura È stata presentata Trentino Mobilità, con dati su parcheggi, sosta, bike sharing, ciclobox, aree camper e sviluppo futuro. Molti numeri e aspetti gestionali, ma ancora poco confronto sulle scelte più ampie: riduzione del traffico, alternative all’auto e direzione futura della mobilità. È quindi un tema importante su cui continueremo a portare il nostro contributo. 5. Temi simbolici Alcuni temi trattati in Commissione capigruppo hanno più valore politico e mediatico che operativo: Indennità dei consiglieri Revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini È utile conoscerli, ma hanno un impatto diretto minore sulla vita quotidiana della città. 6. Il nostro approccio e come potete contribuire Il nostro obiettivo è rendere questa abitudine: vi aggiorniamo prima del Consiglio così chi vuole può darci idee o spunti per i nostri interventi. Ogni suggerimento è prezioso e ci aiuta a preparare meglio il nostro voto e le spiegazioni. In sintesi, il nostro lavoro è ascoltare in Commissione, dare il voto in Consiglio e spiegare il nostro pensiero, anche quando le decisioni sono già decise dalla maggioranza. Se avete dubbi, osservazioni o idee, scriveteci: ci aiutano davvero a prepararci meglio su quello che portiamo in aula. Per approfondire Studio Nomisma sul fabbisogno abitativo e sviluppo urbano Piano Regolatore Generale del Comune di Trento
- Le terre del bypass: quelle che nessuno vuole… e su cui manca chiarezza
Il bypass a Trento è tornato al centro dell’attenzione, e non senza ragione. Ritardi, mancata partenza dei lavori e ricorsi al TAR persi hanno mostrato come le rassicurazioni politiche non sempre corrispondono alla realtà dei fatti. Ma la preoccupazione principale va oltre le tempistiche o le promesse: si muoveranno terreni che da oltre quarant’anni nessuno si è mai permesso di toccare, aree segnate da una storia difficile, da contaminazioni, tragedie e disperazione, che hanno portato alla designazione di un sito di interesse nazionale. È chiaro che oggi nessuno vuole queste terre. Non si tratta solo di terra di scavo: questi materiali portano con sé rischi ambientali concreti, dagli schiumogeni ai possibili PFAS, e il loro trasporto interessa tutto il territorio trentino e non solo. In questo contesto, la trasparenza e il monitoraggio devono essere assoluti. Ogni decisione deve essere chiara, controllata e condivisa, senza lasciare spazio a esperimenti sulla pelle dei cittadini. Venerdì 20 a Civezzano si terrà una riunione organizzata dai cittadini: un’occasione concreta per confrontarsi, informarsi e chiedere risposte precise. La sicurezza e la salute dei trentini vengono prima di ogni grande opera.












