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GENERAZIONE TRENTO
La forza di una Comunità
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- MATTARELLO ASPETTA DA 9 MESI UNA RISPOSTA DAL COMUNE
Il 12 novembre 2025 la Circoscrizione di Mattarello ha chiesto alla Giunta comunale informazioni precise sulle installazioni delle antenne 5G: dove fossero previste, con quali tempi e come sarebbe stato coinvolto il territorio. L’interrogazione è stata approvata all’unanimità. Dopo oltre nove mesi, il Comune non ha ancora risposto. E il problema va oltre Mattarello. Il sindaco Franco Ianeselli aveva indicato la partecipazione tra le priorità del nuovo mandato, fino a definirla «una vera e propria ossessione». Ma la partecipazione si misura anche da una cosa molto semplice: rispondere ai territori quando pongono domande concrete. Per questo abbiamo portato la questione in Consiglio comunale. Nella nostra interrogazione chiediamo anche quali nuove antenne siano previste sul territorio, con quali criteri vengano individuate le localizzazioni e perché il Comune di Trento non risulti ancora dotato di un Piano comunale delle antenne. Chiediamo inoltre come vengano coinvolte Circoscrizioni e cittadini prima delle nuove installazioni. Le Circoscrizioni esistono per dare voce ai territori. Se pongono domande precise, il Comune ha il dovere di rispondere.
- CONTENITORI ANTI-ORSO ADESSO- ANCHE IL COMUNE FACCIA LA SUA PARTE
Sul Monte Bondone la presenza dell’orso vicino alle zone abitate ha portato il Comune ad adottare un’ordinanza che vieta l’esposizione notturna dell’organico e impone ai residenti nuovi orari e nuove modalità per il conferimento dei rifiuti. Una misura che può essere comprensibile nell’emergenza. Ma non può essere questa la soluzione. Da anni sappiamo che i rifiuti organici accessibili possono attirare gli orsi verso le zone abitate. E da anni esistono sistemi di raccolta progettati proprio per ridurre questo rischio, già utilizzati in diverse località del Trentino. Non è una questione di essere a favore o contrari all’orso. È una questione di prevenzione e tutela dei residenti e turisti. A Vaneze, Norge, Vason e Viote si utilizzano ancora bidoni stradali comuni. I contenitori anti-orso NON ci sono. Nel frattempo, però, il problema è arrivato vicino alle case e sono i residenti a dover modificare le proprie abitudini. È qui che la politica deve fare la sua parte. Non basta aspettare i tempi della programmazione provinciale. Il Comune di Trento deve chiedere che gli interventi sul Bondone vengano anticipati. E noi chiediamo un passo in più. Se i tempi della Provincia sono troppo lunghi rispetto alle esigenze di sicurezza, il Comune anticipi le risorse necessarie per gli interventi più urgenti e definisca successivamente con la Provincia il riconoscimento della spesa. Per questo Generazione Trento presenterà un ordine del giorno in Consiglio comunale. La tutela dei cittadini non può dipendere soltanto da un’ordinanza e dalla prudenza dei residenti. Anche il Comune faccia la sua parte.
- LA SICUREZZA SI GOVERNA !!
Il sindaco Franco Ianeselli convoca gli Stati generali della sicurezza. E già questa è una notizia. Perché a Trento, per molto tempo, parlare di sicurezza è stato complicato quasi quanto affrontarne i problemi. Quando cittadini, commercianti o opposizioni segnalavano degrado, spaccio, comportamenti molesti e situazioni sempre più difficili da sopportare, la discussione finiva spesso altrove: sulle competenze dello Stato, della Provincia, delle forze dell’ordine; oppure sulla necessità – certamente reale – di affrontare marginalità, dipendenze e disagio sociale. Tutto vero. Ma non era tutta la verità. Quando l’ideologia impedisce di vedere un problema A nostro avviso, una certa impostazione ideologica ha reso difficile riconoscere una cosa molto semplice: la sicurezza urbana è anch’essa un bisogno dei cittadini e un’amministrazione comunale ha il dovere di occuparsene per quanto rientra nelle proprie possibilità e competenze. Occuparsi delle cause sociali non significa rinunciare al controllo del territorio. Prevenzione e presidio non sono alternativi. Inclusione e rispetto delle regole non sono concetti incompatibili. Eppure abbiamo avuto troppo spesso la sensazione che ammettere l’esistenza di un problema di sicurezza significasse quasi aderire alla narrazione politica di qualcun altro. Nel frattempo la città reale andava avanti. I commercianti continuavano a confrontarsi quotidianamente con situazioni difficili. I residenti chiedevano maggiore attenzione. Alcune persone modificavano abitudini e percorsi perché determinati luoghi, soprattutto in certe ore, non venivano più vissuti con la stessa tranquillità. Quando le stesse segnalazioni continuano ad arrivare, non possono essere semplicemente liquidate come percezioni. Devono diventare una questione di governo. Adesso arrivano gli Stati generali Oggi il sindaco riconosce una situazione complessa e convoca attorno allo stesso tavolo istituzioni e soggetti diversi. Bene. Gli Stati generali si facciano. Ma non possono servire a ricominciare la discussione da capo, come se ciò che accade in alcune parti di Trento fosse stato scoperto nell’estate del 2026. Dovranno produrre qualcosa di concreto: chi fa cosa, entro quando e con quali risultati verificabili. E dovrà valere un principio fondamentale: un problema non è risolto se viene semplicemente spostato da una piazza a un’altra, da una strada a quella vicina, da un quartiere a un altro. Non ci interessa contrapporre repressione e prevenzione. È una contrapposizione vecchia e inutile. Servono interventi sociali sulle cause della marginalità e delle dipendenze, ma anche regole, presenza, controllo e capacità di intervenire quando quelle regole vengono violate. Dopo quasi sei anni di amministrazione Ianeselli, il tempo della sottovalutazione deve finire. Gli Stati generali saranno utili soltanto se da quel tavolo si uscirà con decisioni, responsabilità e tempi precisi. E se, qualche mese dopo, si potrà dire ai cittadini che cosa è cambiato davvero. Perché alla fine il punto è semplice: LA SICUREZZA NON SI CONVOCA. SI GOVERNA.
- MATTARELLO: TRE SCUOLE UN PARCO E UNA PROPOSTA DA APPROFONDIRE
Mattarello sta cambiando viabilità con la sperimentazione della Zona 30 prevista dal progetto “Strade da vivere”. Non si tratta soltanto di ridurre la velocità: il progetto interviene sull’organizzazione delle strade del centro con nuovi sensi di marcia, pista ciclabile, restringimenti, attraversamenti rialzati e nuovi spazi pedonali. L’obiettivo è aumentare la sicurezza, soprattutto intorno alle scuole. Ed è proprio dalle scuole che, secondo noi, vale la pena partire. Nel cuore di Mattarello si trovano infatti, una accanto all’altra, la scuola dell’infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado. Alle loro spalle si estende il Parco Cembran, collegato anche al centro sportivo. Nella precedente consiliatura, all’interno della Commissione circoscrizionale competente per scuola e mobilità, era stata avanzata una proposta interessante: considerare i tre edifici come un unico polo scolastico e valutare la possibilità di organizzare gli accessi direttamente dal Parco Cembran. Un’ipotesi che avrebbe consentito di ragionare insieme su sicurezza, scuole, verde e spazi di incontro per bambini, ragazzi e famiglie. L’Amministrazione ha scelto invece di intervenire principalmente sulla viabilità attorno agli ingressi esistenti. In via Guido Poli sono previsti un attraversamento rialzato e un restringimento della carreggiata; tra via della Torre Franca e via del Castel viene realizzata una nuova piazza pedonale. Il progetto comprende inoltre modifiche alla circolazione e nuovi percorsi ciclabili. Non diciamo che la soluzione proposta dalla precedente Commissione fosse necessariamente migliore. Chiediamo però se sia stata approfondita tecnicamente e, se è stata scartata, per quali ragioni. Perché prima di modificare definitivamente le strade attorno alle scuole vale la pena capire se esistano anche altre possibilità per separare maggiormente bambini e traffico. C’è poi un secondo punto. Il Comune definisce espressamente questa fase sperimentale e spiega che vengono utilizzati materiali facilmente rimovibili e modificabili proprio per consentire eventuali correttivi sulla base del monitoraggio e delle segnalazioni dei cittadini. Solo in caso di esito positivo gli interventi diventeranno definitivi. È quindi il momento giusto per osservare cosa succede: alla circolazione, alla sosta, alle vie circostanti e soprattutto alla sicurezza negli orari di ingresso e uscita dalle scuole. Non siamo contrari alle Zone 30 né agli interventi che rendono più sicuri gli spazi frequentati dai bambini. Chiediamo che questa fase venga utilizzata fino in fondo: misurare gli effetti, ascoltare chi vive Mattarello e approfondire anche le alternative già nate sul territorio. Perché sperimentare significa proprio questo: provare una soluzione senza considerarla già definitiva.
- BYPASS E ACQUA: LE GARANZIE DELL’ALTO ADIGE. E A TRENTO?
Quanto sta avvenendo in Alto Adige nell’ambito dei lavori ferroviari del Lotto Fortezza-Ponte Gardena offre un termine di confronto importante anche per Trento. Di fronte al possibile impatto degli scavi sulla portata delle sorgenti, non sono stati previsti soltanto monitoraggi. Sono state predisposte anche opere preventive: un nuovo pozzo, un serbatoio con due vasche da 1.800 metri cubi e condotte di emergenza. L’investimento complessivo è di circa 10,45 milioni di euro, di cui 8,85 milioni a carico di RFI, con l’obiettivo di garantire la disponibilità dell’acqua anche qualora le lavorazioni dovessero determinare criticità. È un precedente che pone una domanda precisa per la Circonvallazione ferroviaria di Trento. Anche il nostro territorio presenta un sistema idrogeologico complesso. Da anni vengono sollevate questioni sulle possibili interferenze tra gli scavi delle gallerie e sorgenti, falde e pozzi, con particolare attenzione alla collina est, alla Vigolana e all’area di Acquaviva. Il punto, quindi, non è sapere soltanto come verrà monitorata l’acqua, ma cosa sia già stato predisposto nel caso in cui durante i lavori una sorgente o una falda subisca una riduzione significativa della portata o altre alterazioni. Esistono pozzi alternativi? Serbatoi? Condotte di emergenza? Un piano capace di garantire la continuità dell’approvvigionamento? E soprattutto, è già stabilito chi dovrà sostenere i costi qualora fossero necessarie nuove opere? A questo si aggiunge un secondo tema, meno conosciuto ma altrettanto importante: le compensazioni. Nei territori altoatesini interessati dalle grandi opere ferroviarie del Brennero, il confronto con RFI è stato accompagnato anche dalla definizione di misure compensative legate agli impatti delle opere. Per questo vogliamo capire che cosa sia avvenuto a Trento. Non affermiamo che non esistano accordi o compensazioni. Chiediamo che il quadro venga reso chiaro: quali misure ambientali o territoriali sono state richieste dal Comune a RFI? Quali sono state concordate? Quali sono finanziate e per quali importi? Una grande opera che interessa la città per molti anni produce effetti sul territorio, sulla viabilità, sull’ambiente e sulla vita dei quartieri. È quindi legittimo conoscere non soltanto gli impatti, ma anche quali garanzie e quali risorse siano state ottenute per Trento. Per questo Generazione Trento ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Sindaco e alla Giunta. Vogliamo sapere quali garanzie siano state predisposte per tutelare le risorse idriche e quali compensazioni siano state concordate con RFI per la città di Trento. Sono informazioni che riguardano il territorio e i cittadini ed è giusto che siano conosciute.
- LASCIATECI RESPIRARE
Qualità dell’aria a Trento: capire per decidere meglio Trento è spesso ai primi posti nelle classifiche sulla qualità della vita. Ma c’è un indicatore che merita la stessa attenzione: l’aria che respiriamo. A fine luglio 2026, alla stazione di via Bolzano risultavano 99 giorni con valori giornalieri di biossido di azoto superiori ai 25 µg/m³ indicati dalle Linee guida dell’OMS. A Parco Santa Chiara erano 77 i giorni con valori di PM2,5 superiori ai 15 µg/m³. Non sono superamenti dei limiti di legge, ma valori guida più cautelativi per la tutela della salute. Una distinzione importante, che non rende questi numeri meno meritevoli di attenzione. Trento, per la sua conformazione, può avere condizioni sfavorevoli al ricambio dell’aria. Nel frattempo la città vive cantieri diffusi, modifiche alla viabilità, congestioni del traffico e grandi opere come il bypass ferroviario. Diventa quindi necessario conoscere e valutare gli effetti complessivi che questi fattori possono produrre sull’ambiente urbano, evitando di considerare ogni intervento come una realtà a sé. Per questo Generazione Trento ha presentato un’interrogazione a risposta scritta, chiedendo il quadro degli inquinanti negli ultimi cinque anni, le valutazioni legate a traffico e cantieri, i controlli previsti per il bypass e se l’attuale rete di rilevamento sia adeguata. Il punto è proprio questo: mobilità, lavori pubblici e tutela ambientale non possono viaggiare su binari separati. Non servono allarmismi. Serve conoscere ciò che accade per programmare meglio e rendere le scelte pubbliche più consapevoli. Perché la qualità della vita si misura anche nell’aria che respiriamo. Respira. Anche a Trento.
- CIRCOSCRIZIONE OLTREFERSINA
CLARINA: UNA SPERIMENTAZIONE SI MISURA DAI RISULTATI, NON DALLE INTENZIONI 630 firme, code, strade interne diventate scorciatoie e una viabilità che continua a far discutere. In Clarina il progetto comunale “Strade da vivere” nasce con un obiettivo condivisibile: ridurre la velocità, aumentare la sicurezza e limitare il traffico di attraversamento nelle vie interne del quartiere. Il Comune ha presentato gli interventi come sperimentali e quindi modificabili sulla base degli effetti reali e delle osservazioni dei cittadini. Da mesi, però, i residenti segnalano code più lunghe, tempi di percorrenza aumentati, difficoltà per pedoni, ciclisti e mezzi di soccorso, oltre a una maggiore pressione del traffico su via Degasperi e viale Verona. La raccolta di 630 firme ha formalizzato queste criticità e chiesto correttivi. C’è poi un tema che riguarda direttamente la sicurezza. La nuova viabilità porta oggi i mezzi dell’Esercito a transitare ex novo davanti a una scuola primaria e a un asilo nido. Le immagini e i video ricevuti mostrano mezzi pesanti impegnati in strade strette, tra chicane, restringimenti e percorsi che attraversano una zona scolastica. In via La Clarina, tratto sud, i residenti segnalano un aumento del traffico in una strada stretta, con una sola corsia di marcia e priva di marciapiede, dove le auto transitano a ridosso di pedoni e ciclisti. Anche alcune stradine interne, un tempo utilizzate solo dai frontisti, vengono oggi percorse da chi cerca di evitare il nuovo giro obbligato. Sono vie strette, senza marciapiede, con curve a 90 gradi, angoli ciechi e accessi diretti delle abitazioni sulla carreggiata. Qui emerge una delle contraddizioni più evidenti: alcune strade larghe circa sei metri, nate per sostenere un traffico maggiore, sono state ristrette e rese a senso unico, mentre parte dei flussi si è riversata su una rete viaria molto più fragile. Un altro nodo riguarda via Gramsci, che con la nuova viabilità risulta più isolata nonostante ospiti servizi importanti: una scuola dell’infanzia, ambulatori medici, cooperative e altre realtà rivolte anche alle fasce più fragili. Il Comune difende l’impianto generale del progetto e sostiene che la nuova configurazione serva a ridurre il traffico di attraversamento. Allo stesso tempo ha indicato alcuni possibili correttivi: ritaratura del semaforo di viale Verona, nuovi attraversamenti pedonali rialzati, una corsia ciclabile su via Einaudi e un confronto con la Caserma sui percorsi dei mezzi militari. Ma il Comitato ha replicato chiedendo una cosa molto semplice: non bastano gli obiettivi dichiarati, servono i risultati. Il traffico va valutato sull’intera rete del quartiere. Se diminuisce in una strada ma aumenta in un’altra, se si allungano i percorsi o si trasferiscono i flussi su vie più strette e meno sicure, il problema non è risolto. Per questo la richiesta di fondo ci sembra ragionevole: pubblicare dati chiari e confrontabili tra prima e dopo, verificare tempi di percorrenza, code, spostamento dei flussi, presenza dei mezzi pesanti e sicurezza complessiva, e provare alcune delle alternative proposte dai residenti prima di rendere definitive le scelte. Non si tratta di essere contro una Zona 30. Si tratta di capire se la nuova viabilità stia davvero migliorando la vita dell’intero quartiere. Una sperimentazione si misura dai risultati. Se funziona, lo dimostrino i dati. Se crea nuovi problemi, si corregga.
- Malamovida a Trento: ma non avevamo già cominciato questa storia?
La storia comincia qualche anno fa. A Trento c’è un problema: trovare un equilibrio tra una città che vuole vivere anche la sera e chi, a una certa ora, vorrebbe semplicemente dormire. Il Comune decide di intervenire. Arriva un Regolamento sulla convivenza. Una patente a punti per i locali. Un Organo di monitoraggio, che dovrebbe riunirsi ogni quattro mesi. Poi si decide di fare una cosa ancora più concreta: misurare il rumore. Nel 2023 vengono installati 15 sensori in città. Nel febbraio 2024 il Comune presenta i risultati. In alcune zone del centro storico emergono criticità significative e viene annunciato un piano di azioni. Fin qui, tutto chiaro. Poi cosa succede? Passano due anni e nel giugno 2026 la Giunta approva un nuovo esperimento: un accordo tra Comune, gestori dei locali e residenti. E a noi viene spontanea una domanda: che fine ha fatto tutto quello che c’era prima? La patente a punti è stata utilizzata? L’Organo di monitoraggio si è riunito regolarmente? Che cosa è stato fatto dopo i risultati dei 15 sensori? E il piano annunciato nel 2024? Ma leggendo il nuovo accordo troviamo qualcosa che ci incuriosisce ancora di più. I residenti che aderiscono devono individuare un referente unico e le segnalazioni previste dall’accordo devono essere inviate esclusivamente tramite PEC. E se un residente firmatario vuole presentare un esposto, una petizione pubblica o intraprendere un’azione legale nei confronti del locale o del Comune? Deve prima recedere dall’accordo. A questo punto la domanda cambia. Se una persona alle due di notte non riesce a dormire, siamo sicuri che serva rendere più complicato il modo in cui può farsi ascoltare? Per questo abbiamo presentato un’interrogazione a risposta scritta. Non stiamo dicendo che il nuovo accordo non possa funzionare. Stiamo chiedendo al Comune di raccontarci il pezzo di storia che manca: cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato e perché oggi si è deciso di ricominciare con un nuovo strumento. E vogliamo sapere anche chi sia stato coinvolto nella sua costruzione: residenti, esercenti, associazioni, studenti. Perché un accordo sulla convivenza dovrebbe nascere, prima di tutto, dal confronto. Noi non vogliamo una Trento che la sera chiude. E non vogliamo nemmeno una Trento nella quale abitare in centro significhi rassegnarsi al rumore. Una città viva deve saper fare entrambe le cose: divertirsi e dormire. E soprattutto deve permettere a chi ci vive di farsi ascoltare. Consiglieri comunali – Generazione Trento
- UN OSPEDALE SI PROGETTA. INSIEME ALLA MOBILITÀ.
Del nuovo Polo Ospedaliero Universitario si discute da anni e il percorso che porterà alla sua realizzazione è ancora lungo. Proprio per questo riteniamo che sia questo il momento giusto per affrontare un tema fondamentale: la mobilità. Una struttura di queste dimensioni avrà inevitabilmente un impatto sulla viabilità cittadina. Pianificare come sarà raggiunta, quali collegamenti saranno necessari e come cambieranno i flussi di traffico non può essere un aspetto da affrontare in un secondo momento. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione al Sindaco e alla Giunta. Vogliamo capire se il Comune abbia già avviato una pianificazione della mobilità collegata al futuro ospedale, se il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile sia stato aggiornato e quali interventi siano già allo studio. Non entriamo nel merito del progetto dell’ospedale. Chiediamo semplicemente che, mentre si progetta una delle opere più importanti per il futuro di Trento, si inizi a progettare anche la città che dovrà servirla. Perché le grandi opere non si costruiscono solo con il cemento: richiedono una programmazione che guardi lontano.
- CIRCOSCRIZIONE ARGENTARIO
TEATRO DI COGNOLA: UN’OCCASIONE DA NON PERDERE A Cognola è in costruzione la nuova caserma dei Vigili del Fuoco. Un intervento importante che può diventare anche l’occasione per valorizzare il vicino Teatro di Cognola. Migliorare l’accesso e rendere questo spazio ancora più funzionale significherebbe offrire nuove opportunità ad associazioni, scuole e cittadini dell’Argentario. Come stiamo facendo in tutte le circoscrizioni, vogliamo ascoltare il territorio per trasformare le esigenze reali in proposte concrete da portare in Consiglio comunale. 📩 Hai idee o segnalazioni per l’Argentario? Scrivici: il tuo contributo può fare la differenza.
- La politica degli storyteller
Nell’era dei social, si sa, apparire conta più di essere. Lo sa bene anche una certa politica, sempre più attenta all’impeccabile narrazione o, come direbbero quelli bravi, allo storytelling. C’è un però. Quando lo iato si fa troppo grande tra quello che si racconta e la realtà dei fatti, quando i cittadini toccano con mano la differenza tra la realtà e ciò che viene loro venduto (ops, raccontato), succede che le persone si arrabbino. E magari, alle prossime elezioni, ti voltino le spalle. Lo spiegava bene Gavino Sanna, tra i più arguti comunicatori italiani e papà del più straordinario rebranding dell’industria nazionale, allorquando una costola della Barilla divenne il “Mulino Bianco”. Raccontava Sanna che prima ancora di costruire la narrazione, bisognava agire sul prodotto: ovvero togliere il più possibile quegli ingredienti che sarebbero rimasti stridenti con l’idea di natura, purezza e semplicità. Perché è pur vero che la puoi raccontare quanto vuoi, ma c’è un limite oltre il quale il consumatore si sente beffato. In fondo è quanto la saggezza popolare trentina ben esprime nel detto “contarle che le par vere”. Ecco, vorremmo suggerire al nostro Primo Cittadino questo monito: la rincorsa affannosa alla narrazione rischia di far perdere il senso della realtà. Si crea così uno scollamento profondo tra l’essere e l’apparire, tra la forma e la sostanza. Gli esempi non mancano. È lodevole che, attraverso le sue pagine social, il Sindaco ci faccia sapere come in questi giorni abbia illustrato alle giovani generazioni il valore della memoria storica, ricordando la strage del 2 agosto 1980 a Bologna. Bisognerebbe però ricordare al Sindaco che a pochi passi da Palazzo Thun esiste un luogo della memoria, Piazza 2 Settembre, con un bassorilievo che commemora la più atroce ferita bellica che Trento abbia subito: il bombardamento della Portela. Quella piazzetta versa da tempo – e lo segnalano anche i residenti – in condizioni di forte degrado. L’isola ecologica risulta frequentemente fuori servizio o utilizzata in modo improprio e l’aiuola antistante l’opera commemorativa è frequentemente utilizzata come luogo di bivacco, con conseguente abbandono di rifiuti e deiezioni. Quella piazzetta non può farsi bella soltanto nei giorni della commemorazione ufficiale, con tanto di aiuole posticce a copertura di un aldilà, in senso letterale. Altrimenti si cade proprio in quel baratro tra il dire e il fare. E la lista continua. Si esprime la necessità di una mobilità sostenibile, si riducono i parcheggi e si incentiva l’uso dei mezzi pubblici. Poi però succede che i cittadini trovano gli autobus in ritardo, le obliteratrici fuori servizio e, in questo tempo di calura record, vetture prive di aria condizionata. Il tutto condito da numeri di linea posticci, scritti a pennarello su pezzi di carta con gli autisti esasperati dalle condizioni in cui sono costretti a lavorare. Ed ecco che la decantata sostenibilità si fa, nei fatti, insostenibile. Si dirà che il trasporto pubblico è di competenza provinciale. Non c’è dubbio. Ma è altrettanto fuori di dubbio che l’amministrazione comunale ha il pieno diritto-dovere di pretendere efficienza dalla Provincia per i propri cittadini. Dopotutto, il Comune ha saputo interloquire con Piazza Dante quando si è trattato di siglare accordi e trovare l’intesa sui grandi finanziamenti per il neonato Hub intermodale o sul progetto della funivia del Bondone. Perché sui disservizi quotidiani dei bus, invece, il Sindaco alza le spalle? Come se interpretasse, con la Provincia, la parte del genitore buono e di quello cattivo. Alternativamente. Ah, lo storytelling che fatica! A proposito di Bondone, anche in questo caso l’ansia da prestazione narrativa ci ha messo lo zampino. Ricordiamo tutti il post di aprile in cui il Primo Cittadino promuoveva la stagione invernale abusando della parola “affollato”. Testuale: «Sono 180 mila gli sciatori (numero da record, mai visto prima) che hanno affollato le piste fino a Pasquetta… Sempre affollato anche lo snowpark». È evidente che, in un impeto narrativo a sostegno del Bondone, con la probabile finalità di giustificare il progetto funivia, sia incappato in questo slancio di entusiasmo ad effetto boomerang: scrivere di “folla” in un tempo nel quale l’overtourism fa a cazzotti con la sostenibilità è quantomeno ardito. O, se vogliamo restare in tema, funambolico. O folle. E ancora, sull’uso delle parole. Chiamare “Hub” – che per natura è un luogo che connette – una stazione delle autocorriere che funziona a metà, che ha allontanato i passeggeri dalla stazione dei treni e ancora di più dalla Trento-Malè, è un’iperbole narrativa da campionato. Ha sconnesso la città, non l’ha unita. E che dire della definizione di “Parco Urbano” per descrivere il tetto in cemento della nuova autostazione, che ospita giusto qualche aiuola e qualche arbusto in vaso? Se poi vogliamo lambire temi più sensibili, bastava attraversare la città nei giorni del Festival dell’Economia. Accanto alla patinata e fiera narrazione di quanto avveniva nei salotti buoni di Piazza Duomo e nei teatri, a cento metri di distanza scorreva la vita dei disperati accampati alla bell’e meglio alla Portela, ai piedi di Torre Vanga e in piazzetta Da Vinci. Una realtà che racconta l’altra economia: non urlata, priva di classifiche e di grancasse mediatiche, drammaticamente, umanamente reale. Sarebbe ormai persino accanimento parlare del Bypass ferroviario. Ad oggi l’unica circonvallazione tangibile è quella sul calendario: di annuncio in annuncio la data di fine lavori si sposta sempre più in là. Promesse non mantenute e rassicurazioni smentite dai fatti. Una recente interrogazione d’opposizione ha chiesto chiarimenti sui costi e sulla gestione dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco. Ma forse, ancor più del “quanto”, dovremmo chiederci “cosa”. A chi giova questo genere di storytelling, un racconto così pompato, muscoloso, quasi da campagna elettorale perenne… O, forse, da inizio campagna: verso nuovi, mirabolanti, straordinari storytelling…
- PFAS nelle acque. La domanda più inquietante è un’altra.
Le analisi richieste dai comitati cittadini ed eseguite dal laboratorio APPA hanno rilevato la presenza di PFAS nelle acque interessate dal bypass. È una notizia che merita la massima attenzione. Ma la domanda che ci poniamo è un’altra. Perché sono stati i cittadini a dover chiedere queste analisi? In un cantiere di questa complessità, il monitoraggio ambientale dovrebbe essere programmato, continuo e trasparente. Dovrebbe essere un compito delle istituzioni, non un’iniziativa lasciata alla buona volontà dei cittadini. E invece oggi conosciamo questi risultati grazie ai comitati che hanno deciso di approfondire ciò che ritenevano necessario verificare. Questo dovrebbe far riflettere tutti. Ora non basta limitarsi a prendere atto dei risultati. Ci aspettiamo di sapere quali ulteriori controlli verranno effettuati, se le analisi saranno estese ad altre aree, con quale frequenza verranno ripetute e quali decisioni intendono assumere gli enti competenti. Perché quando emergono dati come questi, la vera domanda non è solo cosa è stato trovato. La vera domanda è perché siano dovuti essere i cittadini a cercarlo.












