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L’isola che non c’è

  • 14 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Fateci caso…

Da un po’ di tempo il monte Bondone è entrato, deciso, nell’agenda social di questa amministrazione comunale. Una sciata in famiglia da postare, l’assessore che presiede al ricordo del drammatico incidente del pullman precipitato tra i tornanti sopra Sardagna — richiamo alla memoria che, ai più malpensanti, suona come una cinica spinta emotiva verso la narrativa della "più sicura" funivia. Ma soprattutto, in questi giorni, si annuncia in pompa magna il Winter Triathlon, naturalmente nel paesaggio (fino ad ora) integro delle Viote.


Ed ecco che il modello cittadino sale in quota.


È l’eventizzazione, bellezza: la tendenza a trasformare un luogo in spettacolo per renderlo "consumabile" dal mercato. La montagna smette di essere ecosistema e diventa palcoscenico. Si tratta, in pratica, di creare il pretesto: poi arriverà il testo.

Il luna-parkismo segue un copione già visto: inventare il rumore dove regna il silenzio per giustificare l'infrastruttura. Si organizzano kermesse non per valorizzare l'ambiente, ma per abituare l’opinione pubblica all'idea che quel "vuoto" naturale vada riempito. È una strategia sottile: si crea il caos artificiale per vendere la funivia come l’unica soluzione logistica possibile. Invece di proteggere l’ultimo presidio di biodiversità, lo si trasforma in un distretto del divertimento per legittimare un’opera che serve agli affari, non al territorio.


Jean Baudrillard, tra i più arguti pensatori dell’era moderna, ha spiegato meglio di tutti il fenomeno: la società d’oggi ha smesso di vivere nel mondo reale per rifugiarsi nell’iperrealtà, fatta di simboli e simulacri. È lo stesso principio per cui si abbattono alberi urbani per costruire un centro commerciale, salvo poi piantare un alberello in vaso nel parcheggio perché….”fa tanto natura".


Se osserviamo quanto sta accadendo in quota con gli stessi occhiali — non deformanti, ma informanti — vediamo bene che il copione è lo stesso: si sostituisce un ecosistema con un eventificio. Non si progetta una funivia per far ammirare la natura; si inventano eventi perché la natura vera, da sola, non è più abbastanza "redditizia" come segno sociale. E così l’infrastruttura non è più un mezzo di trasporto, ma lo strumento che "addomestica" la montagna, rendendola accessibile e inoffensiva, privandola però del suo spirito autentico.


È a questa realtà che ci stanno abituando: creare artificialmente il bisogno di una funivia di cui, fino a ieri, non c’era alcuna necessità.


Se non fermiamo questa corsa impazzita verso il "sempre di più", nell’affanno di rincorrere il rumore degli eventi, finiremo per accorgerci che l'Isola non c'è più proprio nel momento esatto in cui avremo staccato il primo biglietto per andarci.

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