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TIRA UNA BRUTTA ARIA …

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Quando si dice, piove sul bagnato: proprio in questi giorni abbiamo ribadito, con un video, quanto il tema dell’aria cittadina costantemente sotto i livelli di guardia sia un’urgenza.

Oggi, Il Sole 24 Ore diffonde la classifica sullo stato del clima nelle città italiane: attraverso molteplici parametri tra i quali le giornate di sole, di pioggia, la brezza, la circolazione dell’aria, il quotidiano di Confindustria ci fa sapere dove trovare il clima migliore. Volete sapere quale posto nella classifica del bel clima raggiunga il capoluogo di quella provincia che ha come slogan “Respira sei in Trentino”? Fiato alle trombe: Trento è al 70º posto.

Già i nostri anziani ci ricordavano che “se vuoi patire le pene dell’inferno, Trento d’estate, Feltre d’inverno”, per ricordarci la particolarità orografica del capoluogo. È nota, infatti, la criticità climatica della città: la circolazione dell’aria è imbrigliata tra le montagne, il ricircolo è limitato, per questo abbiamo un esagerato numero di giornate in cui la qualità dell’aria cittadina è ampiamente sotto i parametri di sicurezza. Non è un caso se nella classifica resa pubblica oggi, le città con il clima migliore siano quelle in prossimità del mare.

In un simile contesto, appare un azzardo perseverare nell’ignorare l’emergenza climatica cittadina. Che significa anche e soprattutto, conseguentemente, l’aria che respiriamo. Eppure tra un inceneritore che verrà, opere che si moltiplicano senza una programmazione coerente, il cantiere del bypass su aree inquinate ad altissimo rischio e controlli a maglie larghe, traffico cittadino spesso ingolfato per l’incapacità di una gestione coordinata, appare evidente quanto il benessere dei nostri polmoni non sia la priorità di questa amministrazione.

Si spera che basti un alberello in vaso sul tetto in cemento dell’Hub intermodale per onorare la sempre più insostenibile, quanto sbandierata sostenibilità.

L’attenzione per “l’ambiente” sembra essere tutta qui, imbrigliata anch’essa come l’aria, in un vaso posticcio.

Al ciel non si comanda, ne siamo coscienti: persino il prima cittadino nulla può se a Trento non c’è la brezza di mare o se il sole gioca a nascondino dietro il Bondone. Quella è geografia, è il nostro destino di fondovalle. Se l’orografia ci ha consegnato un ecosistema fragile, un catino naturale dove il respiro fatica a rigenerarsi, la politica ha però il dovere etico — prima ancora che amministrativo — di non saturarlo. In una conca che non scambia aria, ogni colata di cemento, ogni cantiere che fruga nelle ferite inquinate del passato e ogni progetto di inceneritore non sono 'sviluppo', ma un assalto frontale alla salute pubblica. Il clima è un dato di fatto, ma l’invivibilità è una scelta: quella di chi preferisce far quadrare i bilanci dei grandi appalti piuttosto che i conti con la realtà.

Siamo sicuri che di questa classifica non leggerete molto nei trionfalistici comunicati dell’amministrazione pubblica. Non vedremo, probabilmente, il primo cittadino precipitarsi negli studi di Sky con tanto di premio in mano come accadde appena lo scorso dicembre, quando Trento svettava per qualità della vita secondo opinabilissimi parametri.

Un’amministrazione consapevole più che a Sky, guarda al cielo.

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