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VIA ENDRICI: UN TETTO VERDE NON È VERDE IN PIENA TERRA

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

Il confronto sull’intervento di via Endrici–via Madruzzo, aperto dalle osservazioni di Anna Viganò, presidente della sezione trentina dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, e proseguito con la risposta dell’assessora Monica Baggia, pone una questione che secondo noi merita di essere chiarita.

Non vogliamo entrare in una disputa sui numeri. Il punto è un altro: quando parliamo di verde, non tutto il verde è uguale.

Nella risposta dell’assessora vengono richiamati il verde permeabile, il verde previsto sopra la copertura del parcheggio interrato e quello sulle coperture dell’edificio.

Sono soluzioni che possono certamente avere una funzione positiva. Ma il verde sopra la soletta di un parcheggio e un tetto verde non possono essere semplicemente equiparati al verde in piena terra.

Dove viene realizzato un parcheggio interrato viene meno la continuità con il suolo naturale profondo. Sopra la soletta si può realizzare del verde, anche di qualità, ma le condizioni per lo sviluppo delle alberature, la permeabilità e le funzioni ambientali del terreno sono differenti.

Ed è proprio questa distinzione che rischia di perdersi quando superfici diverse vengono considerate soltanto come “verde”.

Per questo la domanda che poniamo sull’intervento di via Endrici non è semplicemente quanto verde ci sarà, ma quale verde resterà: quanto suolo in piena terra sarà conservato, quali alberi esistenti resteranno e quale spazio sarà realmente disponibile per nuove alberature capaci di crescere nel tempo.

È una questione ancora più importante per una città che si è dotata di un Piano del Verde e che indica nel contrasto alle isole di calore e nell’adattamento climatico obiettivi da perseguire concretamente.

Il verde pensile è utile. Il verde in piena terra è un’altra cosa. E una città che vuole tutelare il proprio patrimonio verde deve partire anche da questa differenza.


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