Bypass di Trento: quando la politica chiede fiducia senza controllo
- 8 feb
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Ieri, durante l’assemblea pubblica sul bypass ferroviario di Trento, ho affrontato questa vicenda come cittadina che da anni segue il tema con la Rete dei Cittadini e come neo consigliera comunale.
Negli ultimi cinque anni questa battaglia è stata portata avanti da comitati e cittadini che non si sono mai accontentati di rassicurazioni di rito. Oggi quella stessa battaglia la portiamo in Consiglio comunale. Vederla dall’interno, purtroppo, non è affatto rassicurante.
Il bypass non è solo una questione tecnica. È soprattutto una questione di metodo politico.
In Consiglio lo schema è sempre lo stesso: interrogazioni puntuali, risposte standard.
“Va tutto bene, dovete fidarvi.”
Mai un “fermiamoci”, mai un vero approfondimento. Solo uno scaricabarile continuo tra RFI, APPA e altri enti.
Eppure il Sindaco ha una responsabilità diretta sulla salute pubblica e sulla sicurezza dei cittadini. Una responsabilità che, fino ad oggi, non è stata esercitata fino in fondo.
Il Comune ha sostenuto quest’opera dall’inizio, senza mai chiedere garanzie vere. Probabilmente perché la nuova stazione e l’interramento della linea storica sono stati considerati più importanti di tutto il resto. Il risultato è una storia segnata da anni di opacità: sui tempi, sulle modalità, sulle condizioni di sicurezza.
E allora la domanda è semplice: come si può pretendere fiducia dopo tutto questo?
La fiducia non è un atto di fede.
Si costruisce con trasparenza, controllo e responsabilità politica.
Ed è proprio il controllo ad essere mancato.
Al suo posto, slogan: “passaggio da gomma a rotaia”, “meno auto”, “grandi opere sostenibili”. Ma quando si chiede come, con quali garanzie e con quali controlli, il vuoto.
E poi ci sono le contraddizioni politiche. Partiti che in opposizione urlano e che, una volta entrati in maggioranza, diventano improvvisamente prudenti e silenziosi. È difficile non vedere, in questo passaggio, il caso di Verdi e AVS: in passato sono stati a fianco dei comitati nella mobilitazione contro questo progetto del bypass e oggi sono parte di una maggioranza che lo sostiene L’idea di “cambiare le cose dall’interno” si è tradotta, nei fatti, in un sostanziale allineamento.
Questo non è senso delle istituzioni. È opportunismo.
Con le grandi opere succede sempre la stessa cosa: la fretta. La fretta dei fondi, del PNRR, delle scadenze. Una fretta che schiaccia il confronto e mette a tacere le preoccupazioni. Intanto la città subisce.
Entrando in Consiglio ho visto spesso un’aula passiva, chiamata più a ratificare che a controllare. Ma quando la politica rinuncia a fare domande scomode e tratta i cittadini come un problema da gestire, allora il problema diventa democratico.
Questa non è una battaglia ideologica. È una battaglia di dignità e cittadinanza attiva. Continuare a fare domande, pretendere risposte e non accontentarsi delle parole è l’unico modo per evitare che decisioni enormi vengano prese sopra le teste delle persone.
Non stancarsi è già una forma di resistenza.
Non abituarsi è già una scelta politica.
Intervento Martina Margoni
Assemblea pubblica
7/2/26



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