Bypass di Trento: quando la politica chiede fiducia senza controllo

Ieri, durante l’assemblea pubblica sul bypass ferroviario di Trento, ho affrontato questa vicenda come cittadina che da anni segue il tema con la Rete dei Cittadini e come neo consigliera comunale.
Negli ultimi cinque anni questa battaglia è stata portata avanti da comitati e cittadini che non si sono mai accontentati di rassicurazioni di rito. Oggi quella stessa battaglia la portiamo in Consiglio comunale. Vederla dall’interno, purtroppo, non è affatto rassicurante.
Il bypass non è solo una questione tecnica. È soprattutto una questione di metodo politico.
In Consiglio lo schema è sempre lo stesso: interrogazioni puntuali, risposte standard.
“Va tutto bene, dovete fidarvi.”
Mai un “fermiamoci”, mai un vero approfondimento. Solo uno scaricabarile continuo tra RFI, APPA e altri enti.
Eppure il Sindaco ha una responsabilità diretta sulla salute pubblica e sulla sicurezza dei cittadini. Una responsabilità che, fino ad oggi, non è stata esercitata fino in fondo.
Il Comune ha sostenuto quest’opera dall’inizio, senza mai chiedere garanzie vere. Probabilmente perché la nuova stazione e l’interramento della linea storica sono stati considerati più importanti di tutto il resto. Il risultato è una storia segnata da anni di opacità: sui tempi, sulle modalità, sulle condizioni di sicurezza.
E allora la domanda è semplice: come si può pretendere fiducia dopo tutto questo?
La fiducia non è un atto di fede.
Si costruisce con trasparenza, controllo e responsabilità politica.
Ed è proprio il controllo ad essere mancato.
Al suo posto, slogan: “passaggio da gomma a rotaia”, “meno auto”, “grandi opere sostenibili”. Ma quando si chiede come, con quali garanzie e con quali controlli, il vuoto.
E poi ci sono le contraddizioni politiche. Partiti che in opposizione urlano e che, una volta entrati in maggioranza, diventano improvvisamente prudenti e silenziosi. È difficile non vedere, in questo passaggio, il caso di Verdi e AVS: in passato sono stati a fianco dei comitati nella mobilitazione contro questo progetto del bypass e oggi sono parte di una maggioranza che lo sostiene L’idea di “cambiare le cose dall’interno” si è tradotta, nei fatti, in un sostanziale allineamento.
Questo non è senso delle istituzioni. È opportunismo.
Con le grandi opere succede sempre la stessa cosa: la fretta. La fretta dei fondi, del PNRR, delle scadenze. Una fretta che schiaccia il confronto e mette a tacere le preoccupazioni. Intanto la città subisce.
Entrando in Consiglio ho visto spesso un’aula passiva, chiamata più a ratificare che a controllare. Ma quando la politica rinuncia a fare domande scomode e tratta i cittadini come un problema da gestire, allora il problema diventa democratico.
Questa non è una battaglia ideologica. È una battaglia di dignità e cittadinanza attiva. Continuare a fare domande, pretendere risposte e non accontentarsi delle parole è l’unico modo per evitare che decisioni enormi vengano prese sopra le teste delle persone.
Non stancarsi è già una forma di resistenza.
Non abituarsi è già una scelta politica.
Intervento Martina Margoni
Assemblea pubblica
7/2/26




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