D’AVVERO BASTA UN IMPIANTO?
- Martina Margoni

- 2 giorni fa
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Bypass, funivia, inceneritore. Opere diverse, stesso schema: grandi investimenti pubblici presentati come inevitabili, mentre i problemi quotidiani restano sullo sfondo.
L’ipotesi dell’inceneritore viene raccontata come una scelta tecnica per chiudere il ciclo dei rifiuti. Ma una scelta di questo tipo ha conseguenze molto concrete: costi elevati, bollette destinate a salire e un sistema che ha bisogno di rifiuti costanti per funzionare, con il rischio di indebolire gli sforzi sulla riduzione e sulla raccolta differenziata, se non si accetta di importare rifiuti da fuori territorio.
C’è poi un aspetto che merita chiarezza. Senza una rete di teleriscaldamento già esistente, un impianto di questo tipo non è solo un inceneritore: richiede ulteriori investimenti pubblici per realizzare chilometri di tubazioni nei quartieri, con nuovi cantieri, nuovi costi e impatti diretti sulla vita delle persone. Costi che oggi restano ai margini del dibattito.
È qui che il cerchio si chiude. Più si punta su grandi opere, più crescono le risorse impegnate, più il sistema diventa complesso. E alla fine il conto arriva sempre ai cittadini.
Tutto questo viene chiamato progresso. Ma il progresso non è una parola neutra, se non si chiarisce per chi è pensato e quali bisogni immediati viene disposto a mettere in secondo piano.




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