Malamovida a Trento: ma non avevamo già cominciato questa storia?
- 10 ago
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La storia comincia qualche anno fa.
A Trento c’è un problema: trovare un equilibrio tra una città che vuole vivere anche la sera e chi, a una certa ora, vorrebbe semplicemente dormire.
Il Comune decide di intervenire.
Arriva un Regolamento sulla convivenza.
Una patente a punti per i locali.
Un Organo di monitoraggio, che dovrebbe riunirsi ogni quattro mesi.
Poi si decide di fare una cosa ancora più concreta: misurare il rumore.
Nel 2023 vengono installati 15 sensori in città.
Nel febbraio 2024 il Comune presenta i risultati. In alcune zone del centro storico emergono criticità significative e viene annunciato un piano di azioni.
Fin qui, tutto chiaro.
Poi cosa succede?
Passano due anni e nel giugno 2026 la Giunta approva un nuovo esperimento: un accordo tra Comune, gestori dei locali e residenti.
E a noi viene spontanea una domanda:
che fine ha fatto tutto quello che c’era prima?
La patente a punti è stata utilizzata?
L’Organo di monitoraggio si è riunito regolarmente?
Che cosa è stato fatto dopo i risultati dei 15 sensori?
E il piano annunciato nel 2024?
Ma leggendo il nuovo accordo troviamo qualcosa che ci incuriosisce ancora di più.
I residenti che aderiscono devono individuare un referente unico e le segnalazioni previste dall’accordo devono essere inviate esclusivamente tramite PEC.
E se un residente firmatario vuole presentare un esposto, una petizione pubblica o intraprendere un’azione legale nei confronti del locale o del Comune?
Deve prima recedere dall’accordo.
A questo punto la domanda cambia.
Se una persona alle due di notte non riesce a dormire, siamo sicuri che serva rendere più complicato il modo in cui può farsi ascoltare?
Per questo abbiamo presentato un’interrogazione a risposta scritta.
Non stiamo dicendo che il nuovo accordo non possa funzionare. Stiamo chiedendo al Comune di raccontarci il pezzo di storia che manca: cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato e perché oggi si è deciso di ricominciare con un nuovo strumento.
E vogliamo sapere anche chi sia stato coinvolto nella sua costruzione: residenti, esercenti, associazioni, studenti. Perché un accordo sulla convivenza dovrebbe nascere, prima di tutto, dal confronto.
Noi non vogliamo una Trento che la sera chiude.
E non vogliamo nemmeno una Trento nella quale abitare in centro significhi rassegnarsi al rumore.
Una città viva deve saper fare entrambe le cose: divertirsi e dormire.
E soprattutto deve permettere a chi ci vive di farsi ascoltare.
Consiglieri comunali – Generazione Trento




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