POPLAR-DIFENDIAMO IL FESTIVAL DA CHI GLI VUOLE BENE

Si è conclusa in questi giorni la decima edizione del festival Poplar.
È un traguardo importante per questa iniziativa genuinamente nata “dal basso”, e cresciuta via via negli anni, mettendo sempre più a fuoco l’intenzione degli organizzatori, ovvero essere un ecosistema di incontri, installazioni artistiche e performance.
Perché non si tratta solo di concerti, ma anche di una serie di pregevoli iniziative correlate.
Tutto bene? Quasi. C’è un enorme “però” che riguarda proprio il voler bene a questo festival, a cominciare dal primo cittadino che più volte ha elogiato l’eccellenza di questa iniziativa.
Ed è forse questo il nodo: difendiamo Poplar proprio da chi gli vuole bene.
Perché molto spesso per amore si commettono i più clamorosi errori.
In questo caso, il più eclatante è la collocazione: è innegabile che concedere la cornice del Doss Trento regali un valore aggiunto all’evento, ma è altrettanto innegabile il diritto al riposo di chi vive nelle zone interessate. Pensiamo a chi si alza presto al mattino per lavorare, la maggior parte delle persone. Ma anche ai soggetti fragili, per i quali il sonno non è soltanto un diritto, ma anche salute, cura.
E allora, aboliamo il festival? Tutt’altro, semmai lo proteggiamo.
Per evitare che diventi uno scontro generazionale tra i giovani, con il legittimo diritto alla socializzazione, alla musica, all’incontro, e il resto del mondo, tutti “cattivoni” che ce l’hanno con loro. Quando invece una buona amministrazione deve saper armonizzare, coniugare le esigenze di tutti. Mediare.
In un recente post, il sindaco ha esaltato il valore della mediazione. In quel caso specifico, forse non proprio in modo azzeccato perché non c’è niente da mediare tra una sanzione per le telecamera in piscina e il rispetto delle regole. Così come non c’è niente da mediare se un marciapiede non fa passare gli autobus.
La mediazione si fa tra interessi più o meno equivalenti.
E nel caso di Poplar, margine per una mediazione ce n’è eccome.
Il festival, negli anni, è cresciuto: da iniziativa nata dal basso è diventato un grande evento, capace di richiamare migliaia di persone. Ed è per questo che oggi richiede una capacità di governo diversa.
È la sua stessa crescita che impone un ripensamento.
Per esempio, si può immaginare una diversa collocazione oppure la possibilità di creare più luoghi del festival. Il Doss Trento per i concerti, un’area come quella di San Vincenzo, tuttora una landa in cerca di autori, per i dj set ad alto impatto sonoro. Perché è insensato lasciare proprio nel cuore della città, fino alle due di notte, esibizioni caratterizzate da un suono ritmico e martellante, particolarmente invasivo.
Se si parla di “ambiente sonoro” è perché il suono è qualcosa di tangibile. È “scenografia” acustica: un’amministrazione attenta e sensibile all’ambiente deve saper plasmare musica e luoghi. Non tutti i tipi di musica sono adatti a tutti i tipi di luogo.
Poplar è cultura, ambiente, dialogo intergenerazionale e comunità, dunque la comunità residente non deve essere l’unica interlocutrice a cui chiedere di sopportarne l’impatto. E “ambiente” deve essere considerato nella sua accezione più ampia.
A differenza di altre città universitarie, a Trento è forte lo scollamento tra il mondo giovanile, proprio quello degli universitari, e la cittadinanza. Crediamo sia fondamentale per il tessuto sociale della città che il dialogo sia costruttivo, reciproco.
Indubbiamente la miglior strada non è certo quella di aizzare i cittadini contro un festival che nasce con le migliori intenzioni, ma nemmeno quella di ignorare le ragioni di chi ne subisce gli effetti. Poplar non ha bisogno di diventare un terreno di scontro: ha bisogno di essere governato.
Legittimo da parte dei cittadini rivendicare il diritto alla quiete e al riposo, così come legittimo è il diritto di Poplar di vivere a crescere. L’amministrazione deve trovare il modo di rendere compatibili queste esigenze, deve saperle armonizzare. Questo significa mediare.
Se gli si vuole bene, Poplar lo si protegge. Ripensandone, quando serve, collocazioni e orari.


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