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BYPASS: DUE ANNI DOPO, LE STESSE PROMESSE. E TRENTO NORD RISCHIA DI RESTARE CON GLI STESSI VELENI.

2 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min


Una ferrovia nuova non significa una bonifica. E dopo la serata del 28 ottobre, questa distinzione non può più essere ignorata.

Dopo due anni, i vertici delle Ferrovie sono tornati a Trento per illustrare lo stato di avanzamento del bypass ferroviario. Molti dirigenti, molte rassicurazioni, ma un programma di lavori sostanzialmente simile a quello già presentato due anni fa.

Nel frattempo, i progressi sono stati limitati e il progetto esecutivo della parte B non è ancora approvato.

Restano aperte questioni tecniche e ambientali tutt’altro che secondarie: la gestione delle acque contaminate, il drenaggio, l’aggottamento, la realizzazione dei diaframmi profondi e le richieste di approfondimento degli organismi tecnici, tra cui APPA e ISPRA.

Eppure, durante l’incontro, si è cercato di trasmettere un quadro rassicurante.

Ma un cronoprogramma non è una garanzia. E le difficoltà non scompaiono semplicemente perché non vengono approfondite davanti ai cittadini.

La grande occasione che non garantisce la bonifica

Per anni il bypass è stato presentato anche come un’occasione per affrontare finalmente il problema delle aree inquinate di Trento Nord, ex SLOI ed ex Carbochimica.

Un messaggio che ha alimentato aspettative nella popolazione.

Ora RFI ha chiarito che la bonifica complessiva delle aree SIN non rientra nel proprio appalto.

È una distinzione che sosteniamo da quattro anni, ma che oggi assume un significato ancora più importante.

Si rischia di realizzare una ferrovia attraverso terreni fortemente contaminati, senza risolvere il problema ambientale che da oltre quarant’anni grava su Trento Nord.

E c’è una questione ancora più delicata: la presenza della nuova infrastruttura potrebbe rendere più complessi e costosi i futuri interventi di bonifica.

In altre parole, il bypass non garantisce il risanamento delle aree e potrebbe persino complicarlo.

Una prospettiva che dovrebbe imporre una riflessione seria prima di procedere.

Una variante da valutare, non da ignorare

Durante la serata il consigliere circoscrizionale Vigorito ha riproposto una variante sostenuta dal Comitato Mobilità Sostenibile Trentino, con uscita della galleria più a nord, in prossimità del parco di Melta.

Secondo i proponenti, questa soluzione consentirebbe di evitare l’attraversamento dell’area ex Carbochimica, riducendo le interferenze con i terreni contaminati.

È stata inoltre prospettata la possibilità di utilizzare temporaneamente l’Interporto come stazione provvisoria, con collegamenti tramite autobus navetta.

Nessuno sostiene che questa alternativa sia già pronta o che non presenti difficoltà. Ma davanti alle criticità del tracciato attuale, sarebbe ragionevole confrontare le due soluzioni sul piano tecnico, economico e ambientale.

Durante l’incontro, a questa proposta non è stata fornita una risposta tecnica nel merito.

Una serata che avrebbe meritato ben altra organizzazione

Anche le condizioni dell’incontro hanno lasciato a desiderare.

Cittadini costretti a seguire in piedi, slide troppo piccole per essere lette chiaramente e numerose domande rimaste senza risposte esaurienti.

È stato annunciato un ulteriore incontro pubblico, ma soltanto quando sarà approvato il progetto esecutivo della parte B.

Una data che, al momento, non è stata indicata.

Così, dopo due anni di attesa, il confronto sulle questioni più importanti viene nuovamente rinviato.

La domanda che il sindaco non può eludere

Il sindaco ha più volte indicato il bypass come un’opportunità per affrontare il problema delle aree inquinate di Trento Nord.

Ora è necessario chiarire che cosa significhi concretamente questa opportunità.

Chi realizzerà la bonifica complessiva? Con quali risorse? In quali tempi? E soprattutto, quali garanzie esistono che la nuova infrastruttura non renda ancora più difficile intervenire sui terreni contaminati?

Sono domande alle quali servono risposte documentate.

Perché costruire una ferrovia e bonificare un’area inquinata sono due operazioni diverse, con responsabilità, finanziamenti e obiettivi differenti.

Se il bypass non garantisce la bonifica, diventa ancora più importante spiegare perché si debba attraversare proprio quelle aree, senza valutare pubblicamente le alternative.

Dopo oltre quarant’anni di promesse, Trento Nord non può permettersi di aspettare ancora senza sapere quale sarà il proprio futuro.

Il rischio è ritrovarci con un bypass sempre più costoso, una bonifica ancora da fare e gli stessi veleni di prima.


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