CASA DELLA GIOVANE : Un tema che chiede attenzione
- Martina Margoni

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min

Accoglienza senza sicurezza non è protezione: il nodo irrisolto della Portela
Il dibattito di questi giorni sulla Casa Tridentina della Giovane e sul quartiere della Portela non nasce all’improvviso, né può essere liquidato come una polemica episodica. È l’emersione di una situazione che dura da anni e che chi vive tra via della Prepositura, piazza Leonardo da Vinci, Torre Vanga e piazza Santa Maria conosce fin troppo bene.
Parliamo di un’area del centro storico segnata da degrado urbano persistente, spaccio, incuria, microcriminalità. Una situazione che incide sulla vita quotidiana dei residenti, sulle attività presenti, sulla scuola dell’infanzia Zanella — arrivata persino a modificare l’ingresso per tutelare bambini e famiglie — e, non ultimo, sulle stesse donne ospitate alla Casa della Giovane.
Nessuno mette in discussione il valore storico e sociale della Casa della Giovane. Da oltre sessant’anni rappresenta un presidio fondamentale di accoglienza per donne in difficoltà. Proprio per questo, però, non si può evitare il nodo centrale che questo dibattito ha riportato alla luce: il contesto in cui l’accoglienza avviene.
Ospitare donne fragili — donne sole, vittime di violenza, richiedenti asilo, persone con dipendenze, studentesse in difficoltà abitativa — in un’area dove operano indisturbati spacciatori e sfruttatori non è una questione ideologica. È una questione di sicurezza, tutela e responsabilità. E riguarda prima di tutto le donne stesse.
Il problema non sono le persone accolte. Il problema è l’assenza di una progettualità chiara e condivisa che tenga insieme tre elementi inseparabili: accoglienza, sicurezza, vivibilità del quartiere. Quando questi elementi non dialogano, il rischio è che l’accoglienza si riduca a una risposta emergenziale, incapace di proteggere davvero e di costruire percorsi di autonomia.
A questo si aggiunge un altro elemento che non può essere ignorato: il rapporto con il territorio. Da fine 2025 abbiamo cercato di attivare un confronto diretto con la Casa della Giovane, nella convinzione che il dialogo sia sempre il primo passo. Finora, però, senza riscontri concreti. E questo, in un contesto così delicato, è un limite serio.
Come lista civica, questo tema lo abbiamo preso in carico già nel novembre 2025, depositando una mozione in Consiglio comunale che chiede un cambio di passo: un tavolo permanente di confronto tra Comune, struttura, servizi sociali, Provincia e forze dell’ordine; una maggiore vigilanza di prossimità; una riflessione sulla collocazione e sull’organizzazione delle strutture di accoglienza; un rafforzamento dei percorsi di autonomia per le donne ospitate. Una mozione che, ad oggi, non è ancora stata discussa.
Non basta parlare di decoro, di eventi o di animazione urbana. Senza un progetto serio, senza coordinamento istituzionale, senza assunzione di responsabilità da parte di tutti i livelli coinvolti, il rischio è quello di continuare a spostare il problema senza risolverlo, lasciando soli sia i residenti sia le persone più fragili.
Accoglienza e sicurezza non sono alternative. Sono due doveri pubblici che devono procedere insieme. Continuare a trattarli come mondi separati significa condannare il quartiere a rimanere in una zona grigia e le donne accolte a una protezione solo apparente.
Per questo continueremo a seguire questa vicenda dentro e fuori dalle sedi istituzionali, con serietà e senza slogan. Perché difendere la dignità delle donne e il diritto dei quartieri a essere luoghi vivibili non è una bandiera ideologica: è una responsabilità politica.




Commenti