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GOVERNARE IL TERRITORIO NON È FARE ECCEZIONI

  • Immagine del redattore: Martina Margoni
    Martina Margoni
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Prima di tutto: che cos’è una “deroga urbanistica”

Quando si parla di deroga urbanistica, si intende una eccezione alle regole che valgono per tutti sul territorio.


In parole semplici:

il Comune ha delle regole che stabiliscono dove, cosa e quanto si può costruire (il Piano Regolatore).

La deroga permette, in casi particolari, di fare qualcosa che normalmente non sarebbe consentito, senza modificare quelle regole per tutti.


È uno strumento legittimo, ma dovrebbe essere usato solo in situazioni straordinarie e imprevedibili.

Quando invece una situazione è nota da tempo, la strada corretta non è l’eccezione, ma la pianificazione, cioè aggiornare le regole in modo trasparente e uguale per tutti.

È partendo da qui che va letto il nostro voto in Consiglio comunale.


Il nostro no in Consiglio comunale

È bene chiarirlo subito: non è un voto contro l’azienda, né contro il lavoro o lo sviluppo.

È un voto contro il modo in cui questa Amministrazione governa il territorio.


Dalle relazioni di progetto emerge un dato molto chiaro: l’azienda cresce in modo costante e prevedibile, non improvviso.

Lo dimostra un fatto concreto: un capannone costruito pochi anni fa, progettato per coprire le esigenze produttive di almeno dieci anni, è già risultato insufficiente dopo circa tre.


Questo dato dovrebbe far riflettere.

Se la crescita è strutturale e prevedibile, non può essere affrontata con una deroga, cioè con uno strumento eccezionale pensato per situazioni straordinarie.


L’area su cui si vuole costruire è di proprietà dell’azienda da quasi dieci anni ed è inserita in un contesto produttivo.

Nonostante questo, due varianti al Piano Regolatore non hanno mai affrontato il tema, rimandando il problema fino a oggi.


Ora, per rimediare a questa mancata pianificazione, si chiede al Consiglio comunale di approvare una scorciatoia.

Ma governare una città non significa inseguire le urgenze: significa prevederle e pianificarle.


C’è poi una questione di equità.

A un cittadino qualunque, davanti a un’area agricola, si direbbe semplicemente: “attenda la variante”.

Qui invece si sceglie la deroga, creando un precedente e un messaggio sbagliato: le regole non valgono sempre allo stesso modo.


Infine, lo sappiamo già: questa non è una soluzione definitiva.

Se l’azienda continuerà a crescere come ha fatto finora, tra qualche anno ci troveremo di nuovo nello stesso punto, ma con una pianificazione ancora più fragile.


Noi crediamo in una città che cresca con una visione chiara, non a colpi di eccezioni.

Per questo, come Generazione Trento, abbiamo votato contro.

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