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Il bypass di Trento: l’opera che partiva sempre tra sei mesi

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

C’è un’opera pubblica a Trento che entrerà probabilmente nei manuali di ingegneria. Non per la tecnologia. Per il calendario.

Il principio è semplice: ogni sei mesi i lavori partono tra altri sei mesi.

Nel 2022 doveva finire nel 2026.

Nel 2024 doveva partire nel 2025.

Nel 2025 doveva partire nel 2026.

Ora nel 2026 dovrebbe partire… nell’autunno del 2026.


Un capolavoro di precisione svizzera.


Intanto le frese sono lì… pagate ad arrugginire.

Non scavano, ma prendono confidenza con l’ambiente.

Devono ambientarsi, capire il territorio, fare amicizia.


Qualcuno dice che il problema siano i soldi, nel braccio di ferro tra Rete Ferroviaria Italiana e il consorzio guidato da Webuild.

Può essere.

Ma c’è anche un dettaglio che nei comunicati compare sempre poco: da nord non si scava perché non si sa bene dove andare.

È un po’ come organizzare un viaggio:


– “Partiamo?”

– “Sì.”

– “Per dove?”

– “Vediamo strada facendo.”

Nel frattempo il progetto continua a essere raccontato come una grande opera strategica del corridoio europeo.

Il famoso asse Scandinavo-Mediterraneo:

da Helsinki a Palermo passando per… l’autunno prossimo.

Nel cantiere intanto lavorano davvero, sia chiaro.

Operai, tecnici, ingegneri.

Loro fanno il loro mestiere.

Il problema è che sopra di loro c’è un’altra squadra che lavora ancora più duramente: quella che aggiorna le date.


È un lavoro complesso.

Bisogna trovare ogni volta un mese nuovo, possibilmente lontano ma non troppo.



Sempre con il cambio stagioni - primavera o autunno

A questo punto una proposta semplice:

invece delle frese, nel cantiere portiamo una clessidra gigante.

Almeno quella, la sabbia, riesce a scendere davvero.

E magari, quando qualcuno tornerà a dire che l’opera “parte tra pochi mesi”, potremo fare una cosa rivoluzionaria.

Ridiamo.


Non per cattiveria.

Per autodifesa dell’intelligenza.

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