QUANDO LA VERITÀ DIVENTA RUMORE
- Martina Margoni

- 13 gen
- Tempo di lettura: 2 min

Viviamo in un tempo curioso: non manca l’informazione, manca la verità. O meglio: la verità c’è, ma è sepolta sotto un eccesso di notizie, comunicati, dichiarazioni, rassicurazioni e rimbalzi di responsabilità. Un rumore continuo che rende tutto confuso, tutto discutibile. E alla fine poco davvero comprensibile.
La propaganda oggi non è fatta solo di bugie evidenti. È un miscuglio di fatti veri, omissioni, mezze frasi, dati tecnici difficili da interpretare, linguaggio burocratico che attenua i problemi reali. È così che il potere costruisce il proprio racconto e la propria legittimazione.
Il rischio più grande non è l’errore, ma l’assuefazione. Ci abituiamo a non capire fino in fondo, a fidarci per inerzia, a pensare che non ci sia alternativa alla delega. Intanto le decisioni vengono prese e le conseguenze restano sui territori.
Il caso del bypass ferroviario di Trento è un esempio concreto di questa dinamica.
Da ANNI emergono dati sulla contaminazione di alcune aree: terreni saturi di idrocarburi, presenza di sostanze tossiche, valori fuori scala. Zone segnate da attività industriali che hanno già prodotto danni ambientali e sanitari. Non sono ipotesi, ma campioni, misurazioni, atti ufficiali.
Eppure si procede come se il problema fosse solo tecnico, gestibile con qualche correttivo. L’Agenzia ambientale cambia posizione. Il Piano di utilizzo delle terre viene approvato nonostante le criticità. Le responsabilità si spostano: non è competenza di questo ente, non spetta a quel soggetto, non riguarda chi realizza l’opera.
Nel frattempo si parla soprattutto di tempi, cantieri, costi, traffico merci, come se il nodo fosse l’efficienza dell’opera e non la sicurezza di chi vive in quei quartieri.
Qui il problema smette di essere solo ambientale e diventa politico. Quando la realtà è scomoda, la si frammenta; quando è complessa, la si rende opaca; quando genera conflitto, la si neutralizza con il linguaggio tecnico. La verità non viene negata: viene diluita.
Ma una città non può vivere in una zona grigia permanente. Non può accettare che la salute pubblica diventi una variabile secondaria. Non può rassegnarsi a un sistema in cui nessuno risponde davvero delle scelte che incidono sulla vita quotidiana.
Il punto non è essere “pro” o “contro” un’infrastruttura. È pretendere decisioni fondate su dati trasparenti e comprensibili; bonifiche prima delle opere; coerenza nelle posizioni istituzionali; rispetto del principio di precauzione.
La verità esiste. Non è una narrazione né una strategia. È fatta di fatti, responsabilità e conseguenze. Se smettiamo di difenderla, lasciamo spazio a un sistema in cui tutto può essere giustificato e normalizzato.
E a forza di normalizzare, ci si abitua all’inaccettabile.




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