CIRCOSCRIZIONE OLTREFERSINA
- 11 ago
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CLARINA: UNA SPERIMENTAZIONE SI MISURA DAI RISULTATI, NON DALLE INTENZIONI
630 firme, code, strade interne diventate scorciatoie e una viabilità che continua a far discutere.
In Clarina il progetto comunale “Strade da vivere” nasce con un obiettivo condivisibile: ridurre la velocità, aumentare la sicurezza e limitare il traffico di attraversamento nelle vie interne del quartiere.
Il Comune ha presentato gli interventi come sperimentali e quindi modificabili sulla base degli effetti reali e delle osservazioni dei cittadini.
Da mesi, però, i residenti segnalano code più lunghe, tempi di percorrenza aumentati, difficoltà per pedoni, ciclisti e mezzi di soccorso, oltre a una maggiore pressione del traffico su via Degasperi e viale Verona. La raccolta di 630 firme ha formalizzato queste criticità e chiesto correttivi.
C’è poi un tema che riguarda direttamente la sicurezza.
La nuova viabilità porta oggi i mezzi dell’Esercito a transitare ex novo davanti a una scuola primaria e a un asilo nido. Le immagini e i video ricevuti mostrano mezzi pesanti impegnati in strade strette, tra chicane, restringimenti e percorsi che attraversano una zona scolastica.
In via La Clarina, tratto sud, i residenti segnalano un aumento del traffico in una strada stretta, con una sola corsia di marcia e priva di marciapiede, dove le auto transitano a ridosso di pedoni e ciclisti.
Anche alcune stradine interne, un tempo utilizzate solo dai frontisti, vengono oggi percorse da chi cerca di evitare il nuovo giro obbligato. Sono vie strette, senza marciapiede, con curve a 90 gradi, angoli ciechi e accessi diretti delle abitazioni sulla carreggiata.
Qui emerge una delle contraddizioni più evidenti: alcune strade larghe circa sei metri, nate per sostenere un traffico maggiore, sono state ristrette e rese a senso unico, mentre parte dei flussi si è riversata su una rete viaria molto più fragile.
Un altro nodo riguarda via Gramsci, che con la nuova viabilità risulta più isolata nonostante ospiti servizi importanti: una scuola dell’infanzia, ambulatori medici, cooperative e altre realtà rivolte anche alle fasce più fragili.
Il Comune difende l’impianto generale del progetto e sostiene che la nuova configurazione serva a ridurre il traffico di attraversamento. Allo stesso tempo ha indicato alcuni possibili correttivi: ritaratura del semaforo di viale Verona, nuovi attraversamenti pedonali rialzati, una corsia ciclabile su via Einaudi e un confronto con la Caserma sui percorsi dei mezzi militari.
Ma il Comitato ha replicato chiedendo una cosa molto semplice: non bastano gli obiettivi dichiarati, servono i risultati.
Il traffico va valutato sull’intera rete del quartiere. Se diminuisce in una strada ma aumenta in un’altra, se si allungano i percorsi o si trasferiscono i flussi su vie più strette e meno sicure, il problema non è risolto.
Per questo la richiesta di fondo ci sembra ragionevole: pubblicare dati chiari e confrontabili tra prima e dopo, verificare tempi di percorrenza, code, spostamento dei flussi, presenza dei mezzi pesanti e sicurezza complessiva, e provare alcune delle alternative proposte dai residenti prima di rendere definitive le scelte.
Non si tratta di essere contro una Zona 30.
Si tratta di capire se la nuova viabilità stia davvero migliorando la vita dell’intero quartiere.
Una sperimentazione si misura dai risultati.
Se funziona, lo dimostrino i dati.
Se crea nuovi problemi, si corregga.




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