È peggio un’amministrazione che non sa cosa fare o un’amministrazione che fa senza sapere dove sta andando?

C’è chi non decide e chi moltiplica progetti, cantieri e annunci, presentando ogni intervento come un passo verso il futuro.
Ma fare, saper fare e saper governare sono cose molto diverse.
Basta una pagina di un quotidiano locale per fotografare alcune delle contraddizioni di Trento.
Il bypass ferroviario ne è l’esempio più emblematico. Un’opera presentata come strategica, oggi alle prese con autorizzazioni ancora da completare, costi crescenti, tempi incerti e criticità ambientali.
Fin dal 2022 abbiamo sollevato dubbi sul tracciato, sull’attraversamento delle aree inquinate di Trento Nord e sulla sostenibilità del progetto.
Non occorreva prevedere il futuro. Bastava prendere sul serio ciò che già si conosceva del presente.
Poi ci sono l’hub intermodale di San Lorenzo e l’ascensore di Mesiano: infrastrutture realizzate, ma ancora inutilizzabili dai cittadini, mentre restano aperte questioni sulla loro gestione.
E la viabilità? Via Grazioli, già congestionata, deve convivere con ulteriori cantieri e limitazioni. In via Giovannelli persino i residenti muniti di permesso si ritrovano con la sosta limitata a due ore nelle strade interessate. Disagi che avrebbero richiesto soluzioni preventive.
Il problema non sono le opere. È la capacità di prevederne e governarne le conseguenze.
Quando la politica si innamora dei propri progetti, rischia di perdere di vista la realtà. L’ambizione prevale sulla prudenza, l’annuncio sulla programmazione, la grandezza dell’investimento sulla sua effettiva utilità.
Una città non è una somma di cantieri indipendenti. Ogni decisione modifica equilibri, abitudini e qualità della vita.
Non tutte le difficoltà sono prevedibili. Ma esiste una differenza enorme tra un imprevisto e un rischio conosciuto, segnalato e sottovalutato.
E oggi alcune delle criticità che avevamo prospettato sono diventate problemi concreti.
Forse è arrivato il momento di smettere di misurare un’amministrazione dalla quantità delle opere annunciate e cominciare a valutarla dalla qualità delle decisioni e dei risultati.
Perché una città non è il palcoscenico delle ambizioni di chi la governa.
Le ambizioni appartengono a chi decide. Le conseguenze appartengono a tutti i cittadini.
Generazione Trento




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