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GENERAZIONE TRENTO

La forza di una Comunità

203 risultati trovati con una ricerca vuota

  • UNA FERMATA SENZA RIPARO NON È UN DETTAGLIO

    Generazione Trento continua il lavoro nelle circoscrizioni, partendo dai bisogni quotidiani. In via F.lli Fontana, in località Cristo Re, la fermata dell’autobus è ancora priva di una pensilina: chi aspetta il bus resta esposto a pioggia, vento, sole e neve. Un problema concreto, che riguarda studenti, lavoratori e soprattutto persone anziane. Per questo abbiamo depositato un documento ufficiale in circoscrizione chiedendo: un sopralluogo tecnico per l’installazione di una pensilina d’attesa l’aggiunta di un cestino portarifiuti, per garantire decoro e pulizia l’inserimento dell’intervento nella programmazione comunale 2026 Piccole opere, grande impatto sulla qualità della vita. È così che intendiamo la politica: attenzione ai dettagli, risposte concrete, lavoro istituzionale. Generazione Trento – Circoscrizione Centro storico- Piedicastello Nicola Vigorito – Luca Geat

  • Dati non attendibili sul bypass Trento Nord: la questione sollevata in Consiglio comunale

    In Consiglio comunale abbiamo sollevato una questione semplice, concreta, che riguarda tutti: la tutela della salute e dell’ambiente nel cantiere del bypass a Trento Nord, dopo che APPA ha segnalato rilievi non attendibili nei monitoraggi, in particolare sul piombo. La risposta del sindaco si è basata su poche frasi chiave, ripetute con tranquillità: “con ogni probabilità si tratta di un campionamento non ottimale”, “è stata disposta un’ulteriore misurazione”, “siamo in attesa degli esiti”, e soprattutto: “questa vicenda dimostra che il sistema dei controlli funziona”. Ma è proprio qui che si apre il problema. Quando un’anomalia viene segnalata da APPA, non basta dire che il sistema funziona e aspettare nuove analisi. Serve sapere che ruolo attivo assume il Comune, quali garanzie vengono date ai cittadini nell’immediato, e se le modalità di controllo cambiano davvero. Perché se i dati arrivano mesi dopo, e i controlli non sono continui, scopriamo gli errori quando sono già accaduti. E a quel punto, dire che “tutto funziona” non rassicura: sposta semplicemente la responsabilità più avanti nel tempo.

  • Agosto, turista mio, non ti conosco… eppure arrivi quando la città tace.

    C’è un dato che appare evidente scorrendo i trionfalistici numeri del turismo cittadino. Numeri che naturalmente un orgogliosissimo primo cittadino si è affrettato a rilanciare attraverso i social. Sono numeri importanti, ci viene raccontato: un milione e quattrocentomila presenze nel 2025 costituiscono un record. Poco importa se altrove si discute di overtourism, di omologazione, di città che si spopolano e mutano in turistifici (un vantaggio di pochi a scapito di molti). Questo è il giorno della celebrazione e giubilo sia! E certo, non vogliamo guastare la festa, consapevoli di quanto le presenze costituiscano linfa vitale per l’economia cittadina. Ma c’è quel numero, quel dato così beffardo che spicca. E che ci si è ben guardati dal mettere in risalto. Il mese con il maggior numero di presenze, udite udite, è agosto! “Ma come? Quanto sei ingrato, turista!” Ci sembra di sentirlo il pensiero di raffinati strateghi del marketing turistico. “Facciamo di tutto per trascinarti in città. Non c’è mese, forse nemmeno settimana o giorno, in cui Piazza Duomo non sia un caleidoscopio di eventi. È tutto un affannarsi di smonta e rimonta, installa e disinstalla. L’eterno cantiere, pronti all’ennesimo evento – ‘venghino siori, venghino!’ E tu che fai, turista? Ci beffi in questo modo, eccelli in presenze nel mese più spento dell’anno, dove anche solo trovare un bar o un ristorante aperti diventa impresa epica, perché si sa, se la città non è gonfia fino a scoppiare, non ne vale la pena.” Ed eccolo il turista: non il turista. Ma il viaggiatore, che cerca nelle viuzze vuote e assolate della Trento estiva quel ritmo calmo, lento, autentico, della piccola città. Sì: autentico. Che beffa! Qualcuno diceva che i numeri, a forza di torturarli, ti danno ragione. Vero. Ma certo, il dato di agosto è il dettaglio che fa il tutto, è quell’apostrofo rosa (o rosso infuocato come un acceso sole estivo) tra le parole “troppo” e “bellezza”. O (se più prosaicamente vogliamo) tra la fin troppo sbandierata “sostenibilità” e la realtà. E allora eccolo, il viaggiatore: agosto, la città vuota, autentica. Numeri record sì, ma la bellezza vera resta nei dettagli.

  • L’isola che non c’è

    Fateci caso… Da un po’ di tempo il monte Bondone è entrato, deciso, nell’agenda social di questa amministrazione comunale. Una sciata in famiglia da postare, l’assessore che presiede al ricordo del drammatico incidente del pullman precipitato tra i tornanti sopra Sardagna — richiamo alla memoria che, ai più malpensanti, suona come una cinica spinta emotiva verso la narrativa della "più sicura" funivia. Ma soprattutto, in questi giorni, si annuncia in pompa magna il Winter Triathlon, naturalmente nel paesaggio (fino ad ora) integro delle Viote. Ed ecco che il modello cittadino sale in quota. È l’eventizzazione, bellezza: la tendenza a trasformare un luogo in spettacolo per renderlo "consumabile" dal mercato. La montagna smette di essere ecosistema e diventa palcoscenico. Si tratta, in pratica, di creare il pretesto: poi arriverà il testo. Il luna-parkismo segue un copione già visto: inventare il rumore dove regna il silenzio per giustificare l'infrastruttura. Si organizzano kermesse non per valorizzare l'ambiente, ma per abituare l’opinione pubblica all'idea che quel "vuoto" naturale vada riempito. È una strategia sottile: si crea il caos artificiale per vendere la funivia come l’unica soluzione logistica possibile. Invece di proteggere l’ultimo presidio di biodiversità, lo si trasforma in un distretto del divertimento per legittimare un’opera che serve agli affari, non al territorio. Jean Baudrillard, tra i più arguti pensatori dell’era moderna, ha spiegato meglio di tutti il fenomeno: la società d’oggi ha smesso di vivere nel mondo reale per rifugiarsi nell’iperrealtà, fatta di simboli e simulacri. È lo stesso principio per cui si abbattono alberi urbani per costruire un centro commerciale, salvo poi piantare un alberello in vaso nel parcheggio perché….”fa tanto natura". Se osserviamo quanto sta accadendo in quota con gli stessi occhiali — non deformanti, ma informanti — vediamo bene che il copione è lo stesso: si sostituisce un ecosistema con un eventificio. Non si progetta una funivia per far ammirare la natura; si inventano eventi perché la natura vera, da sola, non è più abbastanza "redditizia" come segno sociale. E così l’infrastruttura non è più un mezzo di trasporto, ma lo strumento che "addomestica" la montagna, rendendola accessibile e inoffensiva, privandola però del suo spirito autentico. È a questa realtà che ci stanno abituando: creare artificialmente il bisogno di una funivia di cui, fino a ieri, non c’era alcuna necessità. Se non fermiamo questa corsa impazzita verso il "sempre di più", nell’affanno di rincorrere il rumore degli eventi, finiremo per accorgerci che l'Isola non c'è più proprio nel momento esatto in cui avremo staccato il primo biglietto per andarci.

  • COSA NON CI DICONO I DATI

    L’acqua potrebbe avere un problema. Ma gli strumenti usati non sono in grado di vederlo. Per il bypass ferroviario di Trento vengono fatte analisi sull’acqua. Le analisi dicono che va tutto bene. Ma l’Agenzia provinciale per l’ambiente ( Appa ) ha scritto al Ministero dell’Ambiente dicendo una cosa molto semplice: con questi strumenti non si può essere sicuri del risultato. È come misurare la febbre con un termometro che segna la febbre solo sopra i 38 gradi. Se hai 37,5, per quel termometro sei “sano”. Ma il problema c’è lo stesso. Nelle analisi dell’acqua succede qualcosa di simile: i valori più piccoli — come quelli di alcuni metalli — potrebbero esserci, ma non vengono rilevati. Per questo Appa parla di criticità su sostanze come piombo, cadmio, nichel e cromo e dice che i dati non permettono una valutazione affidabile. Domani in Consiglio comunale faremo una domanda chiara al sindaco: se anche l’Agenzia pubblica dice che così non basta, cosa si fa adesso? Perché su acqua e salute non si può andare “più o meno”. Servono controlli fatti bene.

  • Inceneritore o raccolta differenziata in impianto? Trento deve fare chiarezza

    Immaginate di avere due strade davanti: una rumorosa e costosa, con fumi e calore disperso nell’ambiente; l’altra più silenziosa, strutturata, che riduce i rifiuti residui senza pesare ulteriormente sui cittadini. Oggi abbiamo inviato un’interrogazione al Sindaco e alla giunta facendo 3 domande molto precise per capire quale strada il Comune intenda percorrere. Inceneritore senza teleriscaldamento? Bruciare rifiuti senza una rete pronta per recuperare calore significa accettare dispersione e maggior impatto ambientale. Rafforzare la raccolta differenziata in impianto (TMB)? Ad oggi, questa soluzione non è mai stata presa in considerazione dall’Amministrazione, eppure è la scelta adottata da molte città italiane. Con il TMB, i cittadini continuano a fare la differenziata come già richiesto, senza ulteriori fastidi, e il residuo viene selezionato ulteriormente da macchine specializzate in impianto, riducendo al minimo lo scarto. Quale scelta politica concreta? L’incenerimento o la raccolta differenziata strutturata: vogliamo capire qual è la priorità del Comune e quando verrà formalizzata nei prossimi atti di programmazione. Non è solo una questione tecnica: è una scelta di responsabilità verso cittadini e ambiente. Ecco perché chiediamo trasparenza: i cittadini devono sapere quale strada il Comune intende davvero percorrere, e se le alternative più sostenibili e consolidate vengono finalmente considerate.

  • Bypass di Trento: quando la politica chiede fiducia senza controllo

    Ieri, durante l’assemblea pubblica sul bypass ferroviario di Trento, ho affrontato questa vicenda come cittadina che da anni segue il tema con la Rete dei Cittadini e come neo consigliera comunale. Negli ultimi cinque anni questa battaglia è stata portata avanti da comitati e cittadini che non si sono mai accontentati di rassicurazioni di rito. Oggi quella stessa battaglia la portiamo in Consiglio comunale. Vederla dall’interno, purtroppo, non è affatto rassicurante. Il bypass non è solo una questione tecnica. È soprattutto una questione di metodo politico. In Consiglio lo schema è sempre lo stesso: interrogazioni puntuali, risposte standard. “Va tutto bene, dovete fidarvi.” Mai un “fermiamoci”, mai un vero approfondimento. Solo uno scaricabarile continuo tra RFI, APPA e altri enti. Eppure il Sindaco ha una responsabilità diretta sulla salute pubblica e sulla sicurezza dei cittadini. Una responsabilità che, fino ad oggi, non è stata esercitata fino in fondo. Il Comune ha sostenuto quest’opera dall’inizio, senza mai chiedere garanzie vere. Probabilmente perché la nuova stazione e l’interramento della linea storica sono stati considerati più importanti di tutto il resto. Il risultato è una storia segnata da anni di opacità: sui tempi, sulle modalità, sulle condizioni di sicurezza. E allora la domanda è semplice: come si può pretendere fiducia dopo tutto questo? La fiducia non è un atto di fede. Si costruisce con trasparenza, controllo e responsabilità politica. Ed è proprio il controllo ad essere mancato. Al suo posto, slogan: “passaggio da gomma a rotaia”, “meno auto”, “grandi opere sostenibili”. Ma quando si chiede come, con quali garanzie e con quali controlli, il vuoto. E poi ci sono le contraddizioni politiche. Partiti che in opposizione urlano e che, una volta entrati in maggioranza, diventano improvvisamente prudenti e silenziosi. È difficile non vedere, in questo passaggio, il caso di Verdi e AVS: in passato sono stati a fianco dei comitati nella mobilitazione contro questo progetto del bypass e oggi sono parte di una maggioranza che lo sostiene L’idea di “cambiare le cose dall’interno” si è tradotta, nei fatti, in un sostanziale allineamento. Questo non è senso delle istituzioni. È opportunismo. Con le grandi opere succede sempre la stessa cosa: la fretta. La fretta dei fondi, del PNRR, delle scadenze. Una fretta che schiaccia il confronto e mette a tacere le preoccupazioni. Intanto la città subisce. Entrando in Consiglio ho visto spesso un’aula passiva, chiamata più a ratificare che a controllare. Ma quando la politica rinuncia a fare domande scomode e tratta i cittadini come un problema da gestire, allora il problema diventa democratico. Questa non è una battaglia ideologica. È una battaglia di dignità e cittadinanza attiva. Continuare a fare domande, pretendere risposte e non accontentarsi delle parole è l’unico modo per evitare che decisioni enormi vengano prese sopra le teste delle persone. Non stancarsi è già una forma di resistenza. Non abituarsi è già una scelta politica. Intervento Martina Margoni Assemblea pubblica 7/2/26

  • Due versioni una sola domanda

    Bypass di Trento: due versioni, una sola domanda Sul bypass ferroviario di Trento c’è un problema semplice, prima ancora che tecnico: non esiste una sola versione dei fatti. Da una parte ci sono i dati storici della Provincia, che parlano di una falda superficiale “contenuta”, protetta da uno strato impermeabile a circa 15 metri di profondità, che avrebbe finora trattenuto gli inquinanti. Dall’altra, il consorzio Tridentum sostiene che quella stessa falda arrivi fino a 60 metri. Quindici metri o sessanta. Non è una sfumatura: è un’altra storia. E quando su un’opera così delicata esistono racconti così diversi, la domanda non è “di chi fidarsi”, ma perché non chiarire tutto, una volta per tutte. Lo stesso vale per le soluzioni tecniche di cui si parla. Si citano idrofrese, palancole, barriere. Ma senza un progetto esecutivo pubblico, restano parole. E le parole, da sole, non fermano gli inquinanti. Nel frattempo c’è un dato che non è un’opinione: le aree SIN di Trento nord sono ancora sotto sequestro. Un fatto che pesa, e che dovrebbe imporre prudenza, non accelerazioni. Per Generazione Trento il punto è questo: prima di correre, servono dati chiari, condivisi e verificabili. Perché la fiducia non nasce dagli slogan, ma dalla trasparenza. E quando le versioni sono due, fermarsi a capire non è un rallentamento. È semplice buon senso. Intervento ing. Claudio Geat Assemblea pubblica 7/2/26

  • Differenziata sì, ma servono impianti che funzionino davvero

    Oggi l’assessore Michele Brugnara ha ribadito sull’Adige l’impegno del Comune di Trento sulla raccolta differenziata. Ha confermato che l’inceneritore non è nei programmi e ha illustrato iniziative come distribuzione dei sacchetti, app e controlli sul territorio. Generazione Trento concorda: la raccolta differenziata è fondamentale. Ma è chiaro che non si può chiedere ai cittadini di fare di più. Negli ultimi cinque anni la percentuale di differenziata è rimasta stabile all’83%. Il porta a porta ha ormai raggiunto i suoi limiti. La soluzione è una sola: portare la differenziata in impianto. Serve un TMB moderno e ben funzionante, capace di recuperare quel 10% in più di rifiuto differenziabile, senza caricare i cittadini di compiti impossibili. Noi di Generazione Trento lo diciamo da anni: sulla gestione dei rifiuti contano le scelte operative, non le dichiarazioni generiche. È il momento di passare dalle parole ai fatti e garantire risultati concreti per i cittadini e per l’ambiente.

  • D’AVVERO BASTA UN IMPIANTO?

    Bypass, funivia, inceneritore. Opere diverse, stesso schema: grandi investimenti pubblici presentati come inevitabili, mentre i problemi quotidiani restano sullo sfondo. L’ipotesi dell’inceneritore viene raccontata come una scelta tecnica per chiudere il ciclo dei rifiuti. Ma una scelta di questo tipo ha conseguenze molto concrete: costi elevati, bollette destinate a salire e un sistema che ha bisogno di rifiuti costanti per funzionare, con il rischio di indebolire gli sforzi sulla riduzione e sulla raccolta differenziata, se non si accetta di importare rifiuti da fuori territorio. C’è poi un aspetto che merita chiarezza. Senza una rete di teleriscaldamento già esistente, un impianto di questo tipo non è solo un inceneritore: richiede ulteriori investimenti pubblici per realizzare chilometri di tubazioni nei quartieri, con nuovi cantieri, nuovi costi e impatti diretti sulla vita delle persone. Costi che oggi restano ai margini del dibattito. È qui che il cerchio si chiude. Più si punta su grandi opere, più crescono le risorse impegnate, più il sistema diventa complesso. E alla fine il conto arriva sempre ai cittadini. Tutto questo viene chiamato progresso. Ma il progresso non è una parola neutra, se non si chiarisce per chi è pensato e quali bisogni immediati viene disposto a mettere in secondo piano.

  • Bypass ferroviario: la maggioranza rinuncia a controlli e sicurezza, la bonifica resta un mistero

    Sul bypass ferroviario la maggioranza comunale, Verdi inclusi, ha votato contro due ordini del giorno fondamentali per la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Gli ordini del giorno erano stati predisposti dai consiglieri di Onda e sottoscritti e portati in aula anche da Generazione Trento, in un lavoro comune esclusivamente orientato alla tutela della popolazione e dell’ambiente. La maggioranza ha scelto invece di votare contro, dichiarando che “va tutto bene così”. Così PD, Verdi, Campobase, Sì Trento e Lista Ianeselli Sindaco hanno rinunciato al ruolo di controllo e garanzia, dicendo implicitamente alla città che non serve fare di più. Da notare anche il silenzio dell’assessore Fernandez, che non ha preso posizione né in aula né sui documenti, confermando la passività della maggioranza. Su tutta la vicenda della bonifica, la questione è netta: per anni la maggioranza ha parlato di interventi e bonifica, presentando il bypass come occasione per risolvere il problema. Noi abbiamo sempre chiesto quali metodi di bonifica intendessero applicare, perché per anni hanno continuato a illudere la popolazione con promesse generiche. Oggi lo stesso sindaco ammette che la bonifica non si può fare e che l’unica soluzione sarà la tombatura dell’area. Questo dimostra chiaramente che, per anni, la popolazione è stata ingannata e illusa con promesse irrealizzabili. Generazione Trento e Onda hanno portato in aula proposte concrete; la maggioranza ha deciso di voltarsi dall’altra parte.

  • Quando l’intermodalità allontana: il caso del nuovo hub di Trento

    Questo è un vero nodo intermodale. Oggi la stazione dei treni è un punto di raccordo reale: treni, bus urbani, autocorriere e Trento–Malè tutti nello stesso luogo. Tutte le linee urbane dei bus transitano in Piazza Dante o nei pressi, quindi il collegamento è immediato e chiaro. Con il nuovo progetto, invece: ♦️l’autocorriere viene spostata di 500–700 metri ♦️non è chiaro dove si fermeranno i bus urbani ♦️nessuna revisione degli orari ♦️davanti alla nuova autocorriere solo 3 stalli bus, senza certezze sulle linee ♦️per prendere anche i bus urbani sarà necessario percorrere il cavalcaferrovia, aggiungendo distanza e tempi al percorso dei passeggeri Il risultato è semplice: l’interscambio viene smontato, non migliorato. Il nuovo “hub” ruota attorno ad autocorriere e funivia, con numeri di utilizzo sovrastimati, mentre il cuore del trasporto pubblico urbano resta nell’incertezza. E la ciliegina: 500.000 € per collegare autocorriere e stazione dei treni. Prima si separa, poi si paga per rimediare. Questa è mancanza di progettazione !! 👉 Generazione Trento chiede una mobilità semplice, accessibile e davvero integrata. Non un hub di nome, ma un servizio che funzioni davvero.

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