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GENERAZIONE TRENTO

La forza di una Comunità

203 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Parcheggi sì, ma senza trasporto pubblico restano parcheggi, non soluzioni

    Ben venga l’annuncio di un parcheggio di attestamento a Gardolo. È uno strumento utile, che chiediamo da tempo; Ma senza un piano del traffico complessivo, resta impossibile valutarne la reale efficacia.Questo parcheggio rientrava all'interno del programma elettorale di questa amministrazione, ma non isolato, bensì all'interno di un progetto generale di mobilità. Oggi viene presentato solo questo singolo elemento, che potrà essere realizzato, ragionevolmente solo dopo la fine della consigliatura e questo dimostra l'assoluta mancanza di una visione complessiva. Questo è il nocciolo del problema, questo intervento non risolverà per nulla i problemi di Gardolo e prima che sia realizzato, ben che vada, questa giunta dovrà presentarsi alle prossime elezioni. Se esiste una strategia organica, oggi non è pubblica, se non nel programma elettorale, che promette “mari e monti” senza però parlare di tempi. Non sappiamo:​•​quanti parcheggi di attestamento sono previsti in città,​ •​con quale capienza e in base a quali flussi,​•​come saranno collegati al centro,​ •​con quali mezzi, frequenze e tempi certi. Eppure è da qui che si misura il successo di un parcheggio di attestamento. Non dal numero dei posti, ma da cosa succede dopo che l’auto si ferma. Senza corsie preferenziali realmente dedicate, senza un rafforzamento strutturale delle linee da nord (Lavis, Piana Rotaliana), senza un collegamento efficace con la Trento–Malé, il rischio è evidente: che il parcheggio resti sottoutilizzato o diventi un semplice bacino di sosta per chi poi rientra comunque in città in auto. Non è un caso che corsie annunciate – come quella mai realizzata in via Grazioli – continuino a mancare. Dentro questo quadro, l’ipotesi di un parcheggio a Gardolo da massimo 200 posti appare limitata. Anche assumendo 1,5–2 persone per auto, si parla di 300–400 utenti nelle ore di punta, numeri sostenibili solo se il trasporto pubblico è frequente, capiente e affidabile. Non con corse sporadiche o soluzioni rinviate al futuro. A questo si aggiunge l’incertezza sui tempi: tra espropri non avviati, variante al PRG, bretella per Spini ancora ferma e gara da impostare, l’orizzonte realistico è di 3–5 anni. Un tempo molto lungo rispetto all’emergenza traffico che oggi interessa Gardolo e l’asse nord. La domanda, quindi, è semplice e inevitabile:dov’è il piano complessivo del traffico e del trasporto pubblico su cui questo parcheggio dovrebbe innestarsi? soprattutto: con quali tempi, quali risorse e quali corsie dedicate si garantisce che lasciare l’auto convenga davvero? Certamente un parcheggio per 200 auto non risolve, se non in minima parte quel dichiarato flusso giornaliero di oltre 100.000 persone verso la città di Trento. Serve un piano organico con tempi scadenze e previsioni dei costi. Purtroppo nel bilancio preventivo 2026 2028, come abbiamo sottolineato noi di Generazione Trento, non si parla assolutamente di una strategia che consenta di affrontare il futuro, dopo il 2026, definito un anno eccezionale perché in esso si dovrebbero completare tutte le opere previste dal PNRR. Dal 2027 cosa si fa? Quali risorse si stanziano? Qual è il piano complessivo che vuole seguire il Comune? Verrebbe quasi il sospetto che si parli di un'opera da realizzarsi, come se già fosse realizzata, quasi un'anticipazione della prossima campagna elettorale. I parcheggi di attestamento servono, ma senza un trasporto pubblico forte restano parcheggi, non soluzioni.

  • Circonvallazione ferroviaria e SIN di Trento Nord: dai documenti ufficiali, niente bonifica

    La circonvallazione ferroviaria non è una bonifica. Da anni il progetto del Bypass viene presentato come opportunità per “ripulire” il SIN di Trento Nord, ma la documentazione ufficiale del Piano di Utilizzo Terre (PUT – Parte B) non prevede la bonifica dell’area, bensì la sola gestione dei materiali contaminati necessari alla costruzione dell’opera. Ferrovia e bonifica sono interventi distinti, tecnicamente e finanziariamente. La galleria attraversa terreni contaminati da idrocarburi e metalli pesanti. Scavare significa movimentare terreno e falda, con obbligo di trattare i materiali come rifiuti e con possibili rischi di dispersione. La realizzazione del Bypass non risolve l’inquinamento storico: lo affronta solo nei punti di interferenza con il tracciato. PRIMA SI BONIFICA. POI SI PASSA. Mettere le ruspe in un SIN senza una bonifica complessiva significa lasciare irrisolto il problema ambientale che dura da decenni. C’è poi un tema altrettanto rilevante: la trasparenza. Il PUT Parte B, ( piano utilizzo delle terre ) il documento centrale che regola l’uso delle terre contaminate e i rischi ambientali per Trento Nord, non è pubblicato né sul sito dell’Osservatorio Ambientale né su quello del Comune. L’unica fonte ufficiale in cui il cittadino può reperirlo è il portale del Ministero dell’Ambiente (MASE), tra decine di allegati tecnici. In pratica, un documento che riguarda la salute pubblica e il futuro del territorio non è facilmente accessibile alla popolazione e non è mai stato presentato con chiarezza. Solo grazie al lavoro dei comitati cittadini, che hanno scaricato e messo a disposizione i file, la città ha potuto leggere cosa realmente contengono gli atti. Chiediamo quindi con forza che: 📌 il Comune pubblichi integralmente e in modo visibile il PUT 📌 l’Osservatorio Ambientale renda disponibili gli allegati come previsto dalla logica di trasparenza 📌 ai cittadini venga detto con parole semplici cosa il progetto fa — e cosa NON fa La città merita informazioni complete, non semplificate. E merita che le istituzioni parlino con chiarezza: il bypass ferroviario non è una bonifica del SIN Trento Nord.

  • Grandi opere, poche certezze: così Trento perde le priorità.

    In Consiglio comunale ho riconosciuto che la variante urbanistica 2025 sull’area di San Vincenzo è formalmente coerente con le norme vigenti e che è positivo l’inserimento della condizione sui costi di gestione a carico della Provincia. Ma per un intervento di questa portata non basta la correttezza formale. Serve molto di più. In particolare, manca una prescrizione chiara per la revisione completa dello studio idraulico e idrologico. La situazione attuale è profondamente diversa rispetto a quella su cui si basano le analisi oggi richiamate, risalenti all’epoca del concerto di Vasco Rossi. Utilizzare valutazioni superate su un’area così delicata significa assumersi un rischio che il Consiglio non dovrebbe accettare. Restano inoltre troppe zone d’ombra: la futura gestione dell’area, il progetto paesaggistico, gli studi sulla mobilità. Tutti elementi decisivi che oggi non sono definiti. In queste condizioni, il Consiglio comunale non dispone degli strumenti necessari per esprimere un giudizio davvero consapevole, né sul piano politico né su quello tecnico. Dirlo non è un atto di ostruzionismo, ma di responsabilità. Procedere in questo modo svuota il ruolo del Consiglio, della Commissione competente e della Circoscrizione, che dovrebbero poter lavorare su informazioni complete, aggiornate e verificabili. Il tema, però, è più ampio e riguarda la direzione che la città sta prendendo. A Trento si trovano risorse e consenso per le grandi opere, mentre scuole, impianti sportivi di quartiere, manutenzioni ordinarie e spazi pubblici continuano a essere rimandati. La variante su San Vincenzo è l’ennesimo esempio di questa impostazione: una delibera senza costi certi, senza un progetto esecutivo e senza una decisione chiara sul futuro del Briamasco, che di fatto blocca qualsiasi pianificazione seria. Nel frattempo, il nuovo palazzetto da 50 milioni di euro all’ex Italcementi esiste solo sulla carta dei giornali. Non ci sono atti formali, non ci sono studi sulla sostenibilità economica e gestionale, non esiste un progetto unitario. E resta aperta una domanda semplice: ha davvero senso progettare un impianto da 6.000 posti quando quello da 4.000 è raramente pieno? Quello che emerge è una programmazione guidata più da equilibri politici che da analisi tecniche e bisogni reali della città. E quando si iniziano a evocare orizzonti temporali lontani, come il 2031, è inevitabile ricordare un precedente recente: il bypass ferroviario, annunciato come “finito entro giugno 2026” con firme, rassicurazioni e promesse solenni. Sappiamo tutti com’è andata: ritardi, problemi, scadenze evaporate. Per questo oggi è difficile prendere sul serio annunci senza basi solide. Il punto non è dire no alle opere, ma pretendere una visione. Una visione che stabilisca priorità chiare, metta al centro i bisogni quotidiani della città e costruisca progetti credibili, sostenibili e verificabili. Non una collezione di grandi opere annunciate, spesso senza gambe… e forse destinate a non arrivare mai a compimento.

  • IL TENDONE DEL BYPASS

    Novanta metri di tendone per scavare. È questa l’immagine del nuovo bypass ferroviario a Trento: non un simbolo di sicurezza, ma la conferma che durante gli scavi esiste un rischio reale di dispersione di inquinanti. Se c’è un rischio, non può essere liquidato come una semplice “questione di quartiere”. Perché la questione riguarda le falde acquifere, le acque sotterranee che collegano Trento nord al resto della città e che, se compromesse, riguardano tutti. I monitoraggi lo confermano: nelle acque sotterranee del cantiere sono stati rilevati livelli di piombo organico e altri contaminanti centinaia di volte oltre i limiti di legge. Questo è il punto di partenza, non un’ipotesi. E cosa fa l’amministrazione comunale? Nel Consiglio Comunale, dove si discutono i temi che riguardano l’intera città, non si sente una voce politica forte che chieda controlli indipendenti, monitoraggi trasparenti, vincoli stringenti e barriere idrauliche rafforzate prima di ogni fase di scavo. I capigruppo di maggioranza si limitano a rassicurazioni generiche, senza affrontare il nodo politico centrale: non è un problema di una via o di un quartiere, è un problema che riguarda Trento nel suo insieme. E i Verdi? Quelli che si presentano come difensori dell’ambiente e della salute pubblica oggi sono la stampella silenziosa della maggioranza. Nessuna presa di posizione netta sui dati di falda, nessuna critica incisiva alle scelte operative, nessuna iniziativa politica chiara in Consiglio per imporre condizioni più rigorose di monitoraggio. In pratica: nessuna pressione politica strutturata su un tema di interesse collettivo. Se dati di questo tipo non bastano a far alzare la voce alla politica verde, viene da chiedersi cosa dovrebbe farlo. E se qualcuno pensasse che il rischio riguardi solo chi abita vicino al cantiere, si sbaglia. Le falde non hanno confini amministrativi: l’acqua scorre sotto tutta la città. Esporre questo sistema a interferenze profonde senza un progetto di bonifica chiaro, e senza controlli pubblici frequenti e trasparenti non è prudenza, è improvvisazione politica. Il tendone non è una garanzia: è l’ammissione che l’opera non è neutra. E allora la domanda è semplice: nel luogo che rappresenta tutta la città, perché nessuno alza davvero la voce? Perché chi si definisce ambientalista si limita a prese di posizione deboli mentre una questione che riguarda le falde resta confinata alla gestione tecnica invece che al controllo politico continuo? Finché in Consiglio una tensostruttura viene trattata come una garanzia sufficiente, e finché i Verdi scelgono il silenzio davanti a dati allarmanti, Trento resta esposta a un rischio che riguarda tutti.

  • RESPINTO EMENDAMENTO BARRIERE ARCHITETTONICHE

    Emendamenti approvati, accessibilità respinta: una scelta che lascia perplessi La Giunta comunale ha approvato due nostri emendamenti – risorse per parchi e giardini e per la manutenzione di strade e marciapiedi – ma ha respinto quello che per noi era il più rilevante: 20.000 euro destinati all’eliminazione delle barriere architettoniche. Siamo consapevoli che 20.000 euro, in termini di bilancio comunale, non rappresentano una cifra significativa per affrontare il tema della disabilità o per proseguire il percorso sui PEBA. Tuttavia, si trattava di un segnale simbolico che volevamo dare e, soprattutto, un’occasione per porre il tema all’attenzione della Giunta in sede di bilancio. Questo piccolo sforzo avrebbe dovuto indicare l’orientamento dell’amministrazione rispetto a un tema cruciale per persone con disabilità, anziani e cittadini fragili. L’accessibilità non è una bandiera politica né un tema identitario: è una condizione minima di cittadinanza. Proprio per questo, la decisione della Giunta appare difficilmente coerente con l’attenzione al sociale e all’inclusione più volte richiamata nei documenti programmatici e nelle dichiarazioni pubbliche. Quando si tratta di tradurre quei principi in azioni concrete, una proposta semplice e immediatamente attuabile viene respinta. Lo diciamo con chiarezza, anche per evitare equivoci futuri: se l’obiettivo è migliorare l’accessibilità, la paternità politica non è mai stata un problema. Sarebbe bastato condividerlo. Resta da vedere se la Giunta, nei prossimi mesi, sceglierà di agire davvero o se questa occasione servirà solo a mettersi la firma addosso.

  • ANNO 2026 SCOLPITO NELLA PIETRA

    Ora il sindaco non si sbilancia più sulle date. Curioso, no? Per anni il 2026 era scolpito nella pietra. E sul costo finale? Silenzio totale. Per un cantiere che doveva essere il manifesto dell’efficienza trentina, siamo passati dalla certezza assoluta al “vedremo strada facendo”. Poi arrivano i tecnici, che sarebbero “meno pessimisti”. Tradotto significa: non possiamo dare una data, ma nemmeno ammettere apertamente che sarà un’odissea. Previsioni del tempo: sole, pioggia e nebbia contemporaneamente. Parliamoci chiaro: sono gli stessi tecnici che per anni, nelle infinite serate organizzate dalle istituzioni, avevano garantito scenari che oggi si rivelano l’esatto contrario di quanto promesso. La politica, per anni, ha considerato normali ritardi, extra-costi e mancanza di trasparenza, contando sul fatto che la gente dimenticasse. Il nostro lavoro è non farlo. In consiglio comunale le opposizioni non possono riscrivere le decisioni della maggioranza, e nemmeno chi vuole far credere di cambiarle dall’interno, facendo da stampella alla maggioranza. Il nostro compito è scoperchiare la pentola e mostrare come vengono prese le decisioni, dai piccoli interventi quotidiani ai progetti più complessi. Dire le cose come stanno, senza filtri e senza il comodo “così fan tutti”. Alla fine saranno i cittadini a giudicare

  • PROROGA ITEA

    PERCHÉ SIAMO GLI UNICI AD AVER VOTATO CONTRO Durante la seduta di Consiglio è stata approvata l’ennesima proroga della convenzione con ITEA per la gestione degli alloggi popolari. Generazione Trento ha votato contro. Perché? Perché questa proroga non cambia nulla: stesse condizioni, nessuna riforma, nessuna risposta ai problemi che tutti — in campagna elettorale — avevano attribuito proprio a ITEA. Alloggi vuoti, manutenzioni in ritardo, gestione insufficiente… e poi? Si proroga tutto così com’è. Le vie del peccato sono lastricate di buone intenzioni: si dice che servirà “in attesa di miglioramenti significativi”, ma non c’è un dato, un obiettivo, un impegno reale che lo dimostri. Di fatto, la proroga diventa un atto di fede: lo stesso soggetto criticato per i risultati ottiene di nuovo la gestione, senza modifiche, senza condizioni, senza una reale valutazione alternativa. Continuare a rinviare NON È GOVERNARE !!

  • DALLE PROMESSE MANCATE AI TRIBUNALI

    Tempo di lettura 3 min. Dalle promesse ai tribunali: la montagna dei costi che smonta anni di rassicurazioni Ci hanno detto che eravamo “contro tutti”. Che esageravamo. Che dovevamo fidarci: del Sindaco, del Presidente, dei tecnici comunali, dei tecnici provinciali, di ogni carica, perché solo loro potevano sapere come stavano le cose e che avrebbero tutelato gli interessi nostri e della città. Oggi, con 500 milioni di extra-costi sul tavolo e un contenzioso milionario aperto al TAR, si scopre che gli scettici non erano profeti di sventura: erano semplicemente realisti. Il re è nudo, finalmente alla vista di tutti. E anche i più creduloni, speriamo abbiano capito che la fiducia a scatola chiusa si paga carissima. Cinque anni di rassicurazioni: Questa vicenda è la resa dei conti dopo anni in cui chi governava la città ha minimizzato, dribblato, annacquato.Anni di conferenze stampa, slogan, rendering e promesse da brochure patinata. Il risultato?Un’opera nata a 930 milioni, salita a 1.270, ora proiettata — per stessa richiesta dell’impresa — verso 1,7 miliardi.E siamo solo all’inizio: perché il peggio deve ancora arrivare. La bomba nascosta: nessuna bonifica prevista Nella gara d’appalto — una gara che i tecnici hanno letto, valutato, approvato — non c’è un solo euro destinato alla bonifica dei terreni contaminati lungo il tracciato. Non uno. Ma davvero nessuno, in tutto quel “parterre” di competenze istituzionali, si è accorto che sotto i piedi c’erano decenni di inquinamento industriale? Che senza bonifica non si apre un cantiere, e se provi ad aprirlo si ferma dopo due giorni (com’è puntualmente successo)? Davvero pensavano che quei terreni si sarebbero ripuliti da soli? Adesso la domanda è semplice, brutale, inevitabile: Con quali soldi si pagheranno le bonifiche?Chi tirerà fuori altri milioni — perché saranno milioni — per mettere in sicurezza aree che oggi non garantiscono neppure la continuità del cantiere? E soprattutto: chi si assumerà la responsabilità di aver ignorato questa voce di spesa, come se fosse un dettaglio secondario? Fidatevi, dicevano Fidatevi, fidatevi. Fidatevi mentre i cantieri si fermavano per il sequestro delle aree. Fidatevi mentre i tempi slittavano. Fidatevi mentre uscivano dal PNRR: “non cambia nulla”, dicevano. Fidatevi mentre ogni tre mesi spuntava un problema nuovo. Fidatevi mentre l’unica cosa a procedere veloce erano i rendering. La verità è che hanno chiesto fiducia dove serviva trasparenza, e hanno chiesto silenzio dove servivano risposte. Ora possiamo dirlo apertamente Siamo stati presi in giro tutti. Anche i più ottimisti. Anche i più ingenui. Anche quelli che, fino a ieri, dicevano: “ma dai, cosa volete che ne sappiano più di tutti gli ingegneri e tecnici, assessori, Sindaco ecc.?”. Ora lo sanno. E speriamo di cuore che abbiano finalmente aperto gli occhi. Perché governare non significa far partire i lavori a caso e fermarli alla prima difficoltà. E governare non significa mostrare disegni a colori come se fossero opere concluse. Questa — se vogliamo essere educati — è davvero l’amministrazione dei rendering. E oggi la città paga il prezzo delle loro illusioni disegnate a mano libera.

  • Casa: perché il nostro voto è critico e condizionato

    Oggi in Consiglio comunale abbiamo discusso l’adesione del Comune di Trento alla Fondazione Trentino Abitare – Impresa Sociale. La casa è una delle emergenze più gravi della città. Proprio per questo servono strumenti seri, non operazioni fragili sorrette solo da buone intenzioni. Cosa funziona L’esperienza di LocAzione dimostra che, con mediazione e garanzie, è possibile coinvolgere i proprietari privati. I risultati non sono risolutivi, ma rappresentano un primo passo concreto su cui costruire politiche più strutturate. Le criticità La Fondazione avrà bisogno di finanziamenti pubblici almeno fino al 2028. Investire risorse pubbliche può essere giusto, ma solo se il progetto è chiaro, sostenibile e ben governato. Ed è qui che emergono i problemi principali. Il nodo della governance Lo Statuto attuale assegna ai fondatori privati un ruolo dominante nelle decisioni strategiche. Il Comune, pur mettendo risorse economiche e credibilità istituzionale, si trova in una posizione debole, senza garanzie adeguate di indirizzo e controllo. Un assetto che non è accettabile quando si interviene su un diritto fondamentale come l’abitare. Cosa chiediamo Per questo il nostro voto è critico e condizionato, e chiediamo: la revisione degli articoli 9 e 11 dello Statuto un monitoraggio annuale in Consiglio comunale su costi, impatto e risultati un piano serio per il recupero degli immobili inutilizzati, con regia pubblica Perché non basta dire “sì” La Fondazione può diventare uno strumento utile. Ma solo se le regole sono trasparenti, equilibrate e permettono al Comune di tutelare davvero l’interesse pubblico. Sull’emergenza casa non servono scorciatoie. Servono scelte responsabili.

  • Discarica di Ronco, una vicenda che continua a sollevare domande

    La manifestazione che si è svolta ieri a Canal San Bovo ha riportato al centro dell’attenzione pubblica la questione della discarica di Ronco, dove vengono conferiti i materiali di scavo del bypass ferroviario di Trento. Un tema che da mesi solleva interrogativi e richieste di chiarezza, tanto da essere oggetto di un primo intervento di Generazione Trento già l’ 8 agosto scorso . Allora come oggi, la domanda resta la stessa: che tipo di materiale viene conferito e con quali garanzie di sicurezza ambientale ? Nei giorni scorsi il gruppo consiliare ha presentato una domanda di attualità in Consiglio comunale, chiedendo che, accanto ai controlli di APPA, siano svolte analisi indipendenti, anche attraverso laboratori esterni al territorio provinciale. Non per mettere in dubbio la competenza degli enti tecnici, ma per offrire ai cittadini la certezza di dati trasparenti e verificabili . “Quando una comunità si mobilita, come è accaduto ieri, è segno che la fiducia va coltivata con chiarezza e responsabilità", dichiarano i consiglieri di Generazione Trento. "Le persone chiedono risposte semplici: sapere che l’ambiente in cui vivono è tutelato da controlli efficaci e indipendenti .” Generazione Trento continuerà a seguire la vicenda, con rispetto delle istituzioni e attenzione verso le preoccupazioni espresse dalle comunità del Vanoi e dai cittadini di Trento.

  • La necropoli di Trento: una scoperta da tutelare e rendere accessibile

    Durante i lavori di restauro in via Santa Croce, nel cuore di Trento, è emersa una necropoli monumentale preromana, risalente alla prima età del Ferro: oltre 200 tombe con armi, oggetti metallici e preziosi monili in ambra. Secondo la Soprintendenza provinciale, il ritrovamento getta nuova luce sulle origini della città , testimoniando la presenza di una comunità stabile e organizzata nella conca trentina ben prima della romana Tridentum . Il sito, rimasto sepolto per secoli, ha conservato in modo eccezionale resti e corredi, offrendo uno spaccato unico sulla vita e i riti delle popolazioni preistoriche locali. Come ha dichiarato la vicepresidente della Provincia, Francesca Gerosa, “le operazioni di monitoraggio e restauro sono tuttora in corso e l’area non è ancora stata completamente indagata”. Una scoperta di tale portata apre ora una domanda cruciale: come potrà essere valorizzata e resa accessibile ai cittadini? L’interrogazione al Sindaco: “Serve un progetto di valorizzazione” Le idee per il futuro della necropoli da parte di Generazione Trento non mancano , ma dal momento che la Giunta non ha più spontaneamente comunicato alcunché riguardo eventuali piani ed intenzioni, abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere: Se vi siano contatti  con la Provincia autonoma e la Soprintendenza per definire strategie di tutela e valorizzazione del sito; Se l’Amministrazione comunale intenda promuovere o sostenere iniziative pubbliche  (mostre, percorsi didattici o momenti divulgativi) per rendere accessibile alla cittadinanza questa importante scoperta. “Questa necropoli – si legge nel nostro testo – rappresenta un patrimonio storico e identitario di eccezionale valore, la cui valorizzazione può rafforzare non solo la consapevolezza civica, ma anche l’offerta culturale e turistica della città”. La speranza è che la necropoli di via Santa Croce non resti sepolta una seconda volta, ma diventi un tassello vivo della memoria collettiva di Trento.

  • La Giunta pasticcia sull’IM.I.S.: colpiti gli affitti calmierati

    Nel 2021 il Comune di Trento aveva introdotto una riduzione dell’IM.I.S. di due terzi del totale per chi affitta a canone concordato, cioè a un prezzo più basso rispetto al mercato. Un segnale giusto, per incentivare affitti accessibili e contrastare l’emergenza abitativa presente in città. Ma c’è un dettaglio che in pochi ricordano: nello stesso momento la Giunta ha alzato l’aliquota generale dell’imposta, dal 8,9 al 10,5 per mille. In pratica, mentre da una parte concedeva uno sconto, dall’altra aumentava la base su cui calcolarlo. Oggi, con la nuova delibera, si va oltre: l’agevolazione viene eliminata del tutto , ma le aliquote alte restano. Il risultato? Chi affitta a canone concordato finirà per pagare più IM.I.S. di prima . Una scelta che scoraggia chi offre case a prezzi calmierati e aggrava la crisi abitativa che già pesa su studenti, giovani e famiglie. “Non ha funzionato”? Servono dati, non slogan La Giunta sostiene che la misura “non ha funzionato”, ma su quali dati si basa questa affermazione? Sono stati analizzati i contratti registrati? Sono state consultate le associazioni dei proprietari e degli inquilini? Finché non si mostrano numeri concreti, dire che una misura “non funziona” è solo un modo per giustificare un aumento della tassazione , a danno di tutti. Anche se i risultati non fossero stati perfetti, la soluzione non è cancellare tutto: bisogna migliorare , non punire chi ha agito in modo virtuoso. La nostra proposta Generazione Trento chiede che il Comune non elimini l’agevolazione, ma la renda più equa e stabile nel tempo. Proponiamo una riduzione del 50% dell’IM.I.S.  su tutti i contratti a canone concordato, nuovi e già in essere, al posto del precedente “sconto” deciso nel 2021 di circa due terzi, di modo da aumentare l’introito nelle casse comunali senza stroncare l’iniziativa virtuosa del canone concordato. Una misura semplice, concreta e già adottata in altri comuni del Trentino, come Riva del Garda e Arco, dove si è scelto di premiare, non penalizzare, chi contribuisce a tenere bassi gli affitti. Raccontaci la tua esperienza Sei un proprietario che affitta a canone concordato? O stai cercando casa a Trento e non riesci a trovare soluzioni accessibili? Il dibattito tra cittadini riguardo la realtà che viviamo ogni giorno è il primo passo per chiedere politiche più giuste e scelte più lungimiranti. Martedì 21 Ottobre porteremo questi punti e anche i vostri nella discussione in Consiglio comunale.

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