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GENERAZIONE TRENTO

La forza di una Comunità

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249 risultati trovati con una ricerca vuota

  • IMPARA L’ARTE…(sottopasso via Canestrini)

    Nelle scuole di design si insegna che il successo di un buon disegno è quando si mantiene il perfetto equilibrio tra forma e funzione. L’arte invece non ha briglie né regole. E dunque, quando si applica l’arte a una funzione urbana, il rischio cortocircuito è altissimo È nobilissimo ambire alla raffinatezza estetica, anche nei luoghi pubblici che per loro natura hanno anzitutto una funzione. Sulla quale non può, non deve prevalere il disegno. Un esempio straordinario sono le stazioni della metropolitana di Napoli. Opera d’arte che si presta alla funzione. A Trento siamo riusciti a fare l’opposto? Forse. Spinta da improvvisa Art Attack l’amministrazione si è affidata a una stimatissima artista per la riqualificazione del sottopasso di via Canestrini, regalando alla città (non proprio un regalo, 80.000 €) uno spaccato di pura “op art”, in un gioco optical dal sicuro effetto suggestivo. Tutto bello, tutto bellissimo. Non fosse che ci si è dimenticati della funzione. Un’opera pubblica non deve essere solo bella, non deve stupire, impressionare, sbalordire. Perlomeno non solo. Deve essere anzitutto ispirata al cosiddetto “design universale”: ancor più in un tempo in cui si sbarrierano le città, innovare “per tutti” deve essere un principio cardine. Questo significa pensare a chi ha fragilità cognitive, visive, motorie, percettive. C’è bisogno indubbiamente di arte e di bellezza. C’è bisogno, su tutto, di un pensiero, prima ancora di un’azione. Seppur interessante, audace, ma lacunosa sul piano della funzione. E allora, è tutto sbagliato? Sul piano dell’accessibilità sensoriale probabilmente sì. Su quello concettuale, l’opera funziona. Se pensiamo che quel sottopasso porta verso una funambolica funivia che non c’è, una stazione autocorriere che più lontana non si può, metafora di un by-passaggio che chissà quando sarà, indubbiamente l’amministrazione è in linea con la poetica straordinaria dell’artista: l’immersione in spazi di distorsione percettiva, il disorientamento, l’incertezza. In tal caso, un vero colpo d’arte!

  • LA VIGILANZA NON SI DICHIARA - SI ESERCITA

    Il sindaco dice di vigilare. Ma la sua vigilanza si vede solo quando le decisioni sono già prese. Quando emergono problemi, non cambia strada: spiega perché non è colpa sua. Il copione è sempre lo stesso: prima l’opera viene decisa, poi emergono i problemi, infine arrivano le rassicurazioni. Sempre dopo, sempre a giochi fatti. La vigilanza, però, non si dichiara: si esercita. E se fosse stata davvero esercitata, oggi non saremmo nella situazione che conosciamo sul bypass ferroviario. Non è mancata l’informazione, è mancata una scelta politica: fermarsi, pretendere garanzie vere, assumersi un rischio. Vigilare avrebbe avuto un costo politico. E quando il costo è alto, questo sindaco preferisce non pagarlo. Sulla funivia del Bondone il metodo è identico. Si parla di ascolto, ma le decisioni sono già prese. Si invocano valutazioni tecniche, ma il tracciato è definito. Si promette confronto, purché resti entro confini già stabiliti. Questa non è partecipazione: è comunicazione di decisioni assunte altrove. Le lettere e i comunicati servono a questo: a tranquillizzare chi non ha tempo di seguire, a spostare l’attenzione dal punto centrale. Che è semplice: il sindaco non governa i processi, li accompagna finché conviene politicamente. Quando le cose funzionano, se ne prende il merito. Quando emergono problemi, si rifugia nel “vigileremo” o nel “non è di nostra competenza”. Ma vigilare dopo non serve. Serve prima. E soprattutto serve quando è scomodo. Qui non c’è un problema di opere. C’è un problema di metodo. Un metodo che mette l’immagine prima della sostanza e il racconto prima dell’interesse della città.

  • NUMERI

    Numeri da snocciolare, come stuzzichini all’aperitivo. Primi in classifica per qualità della vita. Numeri sempre più in crescita per i mercatini di Natale (trova l’intruso tra “mercato” “numeri” e “Natale”). Numeri che quando sono sotto lo zero termico, ci si affretta a compensare con immagini di dormitori allestiti notte tempo, ma quando sono positivi e lo zero termico è di poco alle spalle “contrordine, compagni! Tutti in strada!” Poi scosti il numero e appare la realtà. La qualità della vita è un’aria irrespirabile quotidiana . Natale è sempre più mercato, nella citta sempre più villaggio turistico. La solidarietà brandita via social si scioglie come neve al sole all’innalzarsi di pochi gradi termici. La politica dell’algoritmo, il sentimento dei numeri. A Trento in pieno inverno, alcune persone senza dimora sono state accolte per pochi giorni in un centro notturno. Poi, con l’aumento di qualche grado, quel centro è stato chiuso…

  • Cosa succede davvero ai rifiuti quando vengono inceneriti

    Inceneritore a Trento: il PD parla di “chiudere il ciclo dei rifiuti”, ma i fatti dicono altro Come riportato dal Trentino (01/2026), alcuni esponenti del PD in Consiglio comunale parlano di “chiudere il ciclo dei rifiuti” se verrà realizzato l’impianto. Ma è davvero così? La risposta, purtroppo per chi ama gli slogan, è no. Un inceneritore, per quanto moderno, non chiude il ciclo dei rifiuti. Chiudere il ciclo significa recuperare e reinserire i materiali raccolti nel circuito produttivo: ridurre la quantità di rifiuti prodotti, riusare, riciclare e compostare. Un impianto di incenerimento, invece, brucia i rifiuti residuali per produrre energia. La materia non viene reinserita nel ciclo produttivo, ma trasformata in ceneri da smaltire e gas che vengono rilasciati nell’atmosfera. In pratica, buona parte dei materiali non ritorna mai come risorsa. Questo significa anche un’altra cosa: un inceneritore non premia la raccolta differenziata. Anzi, in contesti come Trento, dove la differenziata è già molto alta (84% secondo i dati recenti), l’impianto rischierebbe di spingere a portare rifiuti dall’esterno per essere economicamente sostenibile. Un risultato che, oltre a essere paradossale, metterebbe sotto pressione le tariffe dei cittadini. La realtà dei fatti è quindi chiara: parlare di “chiusura del ciclo dei rifiuti” quando si discute un inceneritore è solo uno slogan. Non c’è nessuna chiusura reale del ciclo, e le politiche virtuose di differenziata locale non verrebbero valorizzate come dovrebbero.

  • QUANDO LA VERITÀ DIVENTA RUMORE

    Viviamo in un tempo curioso: non manca l’informazione, manca la verità. O meglio: la verità c’è, ma è sepolta sotto un eccesso di notizie, comunicati, dichiarazioni, rassicurazioni e rimbalzi di responsabilità. Un rumore continuo che rende tutto confuso, tutto discutibile. E alla fine poco davvero comprensibile. La propaganda oggi non è fatta solo di bugie evidenti. È un miscuglio di fatti veri, omissioni, mezze frasi, dati tecnici difficili da interpretare, linguaggio burocratico che attenua i problemi reali. È così che il potere costruisce il proprio racconto e la propria legittimazione. Il rischio più grande non è l’errore, ma l’assuefazione. Ci abituiamo a non capire fino in fondo, a fidarci per inerzia, a pensare che non ci sia alternativa alla delega. Intanto le decisioni vengono prese e le conseguenze restano sui territori. Il caso del bypass ferroviario di Trento è un esempio concreto di questa dinamica. Da ANNI emergono dati sulla contaminazione di alcune aree: terreni saturi di idrocarburi, presenza di sostanze tossiche, valori fuori scala. Zone segnate da attività industriali che hanno già prodotto danni ambientali e sanitari. Non sono ipotesi, ma campioni, misurazioni, atti ufficiali. Eppure si procede come se il problema fosse solo tecnico, gestibile con qualche correttivo. L’Agenzia ambientale cambia posizione. Il Piano di utilizzo delle terre viene approvato nonostante le criticità. Le responsabilità si spostano: non è competenza di questo ente, non spetta a quel soggetto, non riguarda chi realizza l’opera. Nel frattempo si parla soprattutto di tempi, cantieri, costi, traffico merci, come se il nodo fosse l’efficienza dell’opera e non la sicurezza di chi vive in quei quartieri. Qui il problema smette di essere solo ambientale e diventa politico. Quando la realtà è scomoda, la si frammenta; quando è complessa, la si rende opaca; quando genera conflitto, la si neutralizza con il linguaggio tecnico. La verità non viene negata: viene diluita. Ma una città non può vivere in una zona grigia permanente. Non può accettare che la salute pubblica diventi una variabile secondaria. Non può rassegnarsi a un sistema in cui nessuno risponde davvero delle scelte che incidono sulla vita quotidiana. Il punto non è essere “pro” o “contro” un’infrastruttura. È pretendere decisioni fondate su dati trasparenti e comprensibili; bonifiche prima delle opere; coerenza nelle posizioni istituzionali; rispetto del principio di precauzione. La verità esiste. Non è una narrazione né una strategia. È fatta di fatti, responsabilità e conseguenze. Se smettiamo di difenderla, lasciamo spazio a un sistema in cui tutto può essere giustificato e normalizzato. E a forza di normalizzare, ci si abitua all’inaccettabile.

  • Interrogazione alla Giunta Comunale

    Perché abbiamo chiesto conto alla Giunta sui piani attuativi A Trento ci sono aree dichiarate edificabili da oltre vent’anni che non hanno mai visto partire un cantiere. Quartieri promessi, mai realizzati. Su questo abbiamo chiesto spiegazioni alla Giunta. Per capire il problema serve una cosa sola. Il Piano Regolatore dice dove si può costruire. I piani attuativi dicono come si costruisce davvero: strade, case, verde, servizi, scuole. Senza un piano attuativo approvato, anche un’area edificabile resta bloccata. Nel PRG di Trento ci sono oggi 69 piani attuativi. Molti sono fermi da anni, alcuni da decenni, senza che il Comune abbia mai verificato se siano ancora realizzabili. Il risultato è una città piena di aree sospese, dove tutto dipende dalla capacità dei privati di mettersi d’accordo o dall’arrivo di un grande operatore. Accanto ai piani fermi c’è un altro problema: la qualità di quelli approvati. In alcune zone, come Romagnano, sono stati autorizzati nuovi insediamenti senza una verifica chiara e preventiva su scuole, verde e servizi. Così nascono quartieri che partono già fragili. Abbiamo poi chiesto come si concilia tutto questo con il consumo di suolo, spesso agricolo, mentre edifici esistenti restano vuoti e l’edilizia pubblica è in ritardo. Il punto centrale è politico. Il Comune può promuovere piani attuativi di iniziativa pubblica, per governare lo sviluppo urbano. A Trento però questi strumenti non sono mai stati usati in modo sistematico. Abbiamo chiesto perché e se la Giunta intenda finalmente farlo. Infine, abbiamo chiesto chiarezza sui rapporti con ITEA e su interventi annunciati da anni – come viale dei Tigli o “La Nave” – ma ancora fermi. Non abbiamo chiesto slogan. Abbiamo chiesto tempi, criteri e responsabilità. Perché decidere come si costruisce significa decidere che città vogliamo.

  • Funivia Trento–Bondone: perché il paragone con la funivia del Renon non regge

    Nel dibattito sulla funivia Trento–Bondone si cita spesso il caso di Bolzano come modello da imitare. Ma per discutere seriamente di infrastrutture pubbliche serve partire dai dati, non dagli slogan. La funivia Bolzano–Soprabolzano collega la città al primo altopiano in circa 12 minuti, superando un dislivello di circa 950 metri su una lunghezza di 4,5 km. Soprabolzano è il primo centro abitato sopra Bolzano. Questa tratta è quindi funzionalmente paragonabile alla Trento–Sardagna, non a un collegamento diretto verso le cime. Per raggiungere le quote più elevate del Renon (come il Corno del Renon, 2.261 m) il sistema cambia: servono autobus, tratti a piedi o collegamenti aggiuntivi fino a Pemmern (1.540 m, quota paragonabile a Vason). Lo stesso schema vale per la funivia di San Genesio, che collega Bolzano al primo centro residenziale, mentre l’accesso alle vette del Monzoccolo/Tschögglberg avviene con altri mezzi. Anche i bacini di utenza vanno letti con attenzione. Sardagna conta circa 1.000 abitanti, mentre le frazioni di Vaneze (~49), Vason (~54) e Candriai (~97) hanno dimensioni molto ridotte e non rappresentano bacini significativi per un servizio pubblico di massa. C’è poi un elemento spesso ignorato nel dibattito: finché la strada del Bondone resterà aperta, la scelta prevalente sarà quella dell’auto privata. Per comodità, per autonomia negli orari, per evitare cambi di mezzo, gestione di attrezzature, scarponi e spostamenti intermedi. È un comportamento del tutto prevedibile, e già osservabile oggi. In questo contesto, le stime di utilizzo ipotizzate da Comune e Provincia appaiono irrealistiche. I numeri previsti non tengono conto delle abitudini reali delle persone e delle alternative esistenti. Di conseguenza, anche le proiezioni economiche risultano fragili: il rischio concreto è un deficit annuo ben superiore ai circa 3 milioni di euro annuì oggi preventivati. A questo si aggiunge un aspetto tutt’altro che secondario: il progetto comporta la scomparsa del Belvedere di Sardagna, uno dei pochi affacci pubblici sulla città, utilizzato ogni giorno da residenti e visitatori, un luogo aperto e identitario che verrebbe sacrificato da un’infrastruttura contestata dalla maggior parte dei cittadini di Trento. Usare il “modello Bolzano” per giustificare collegamenti diretti fino alle vette significa quindi forzare il confronto e costruire aspettative che difficilmente troveranno riscontro nella realtà.

  • NON CI SARÀ NESSUNA BONIFICA DI TRENTO NORD

    Oggi il sindaco afferma che bypass e bonifica di Trento Nord sono due cose distinte. È ciò che Noi diciamo da sempre. Peccato che per anni l’amministrazione abbia venduto il bypass come “occasione” per la bonifica, salvo scoprire ora che nei documenti non c’è nulla. CHIEDIAMO CHIAREZZA AL SINDACO: 📍Negli ultimi anni il sindaco di Trento ha più volte collegato il bypass ferroviario alla bonifica di Trento Nord, citando il progetto come “occasione” o “leva” per affrontare le aree contaminate. Ecco le dichiarazioni confermate sui giornali, nero su bianco: ♦️30 luglio 2023 — L’Adige La Procura sequestra le aree ex Sloi e Carbochimica e chiede un piano di bonifica; il sindaco osserva: “Se il sequestro è finalizzato alla presentazione di un piano di bonifica, è una buona notizia.” ♦️15 agosto 2023 — IlTquotidiano.it Nei dossier di progetto si parla della bonifica dei terreni contaminati lungo il percorso del bypass, con costi e criticità pubblicamente riconosciuti. ♦️29 settembre 2023 — Corriere del Trentino Il sindaco dichiara: “La bonifica si farà grazie alla circonvallazione ferroviaria perché, se non ci fosse stata l’opera, difficilmente avremmo affrontato il tema dei veleni di Trento Nord.” ♦️24 novembre 2023 — L’Adige “Il progetto del bypass può e deve diventare leva per la bonifica e la messa in sicurezza delle aree di Trento Nord che attendono un intervento risolutivo da decenni”. 📍📍Se il bypass era davvero “l’occasione della bonifica”, ci spieghi senza ambiguità, quando e chi la farà, con quali risorse e con quali metodi ? Trento Nord merita chiarezza. E merita fatti, non solo parole. (Sono riportati solo in parte le dichiarazioni dell’amministrazione )

  • IL COMUNE DI TRENTO HA PERSO LA “SFIDA” DEL BYPASS

    Alla luce della conferenza stampa tenuta questa mattina dai Comitati No Tav, Generazione Trento ritiene necessario esprimere una valutazione su quanto emerso. Nel corso della conferenza è stato ricordato come la stessa Comune di Trento abbia definito il completamento del bypass ferroviario un “obiettivo sfidante”. Alla luce dei contenuti oggi pubblicamente discussi, appare evidente che quella sfida è stata persa dall’amministrazione comunale. Si tratta di una sfida persa senza che ciò abbia prodotto conseguenze politiche per chi ha voluto portare avanti un progetto che i comitati cittadini hanno definito sbagliato e perdente fin dall’inizio. Le incertezze e le criticità che oggi emergono non sono quindi una sorpresa, ma la conferma di quanto segnalato da tempo. Diventa ora fondamentale comprendere come l’amministrazione comunale intenda procedere di fronte alle gravi questioni sollevate dalla documentazione relativa al Piano di Utilizzo delle Terre – parte B. Un documento che, non a caso, risulta reperibile esclusivamente sul sito del Ministero competente e che non è stato adeguatamente divulgato né dall’Osservatorio ambientale né dallo stesso Comune di Trento, alimentando un clima che sembra più orientato a nascondere i problemi che a renderli trasparenti. Tra i punti più delicati vi è la tutela della lente di terreno limoso-argilloso che separa la falda superficiale da quella profonda, indicata dal Comune come elemento imprescindibile di protezione ambientale. L’utilizzo delle idrofrese previsto dal progetto pone però una seria ipoteca sul rischio di trasferimento dell’inquinamento dalla falda superficiale a quella profonda. Ulteriori interrogativi riguardano la proposta di Rete Ferroviaria Italiana di utilizzare praticamente tutte le discariche disponibili in provincia di Trento per conferire il materiale proveniente dallo scavo del bypass, inclusi materiali contaminati, ovvero terre e rocce da scavo che non rispettano i limiti della cosiddetta colonna A. Il Comune di Trento intende opporsi a questo orientamento o accetterà, ad esempio, che nella discarica di Sardagna vengano conferiti circa 600.000 metri cubi di materiale di scavo? Infine, la documentazione non affronta in modo chiaro un ulteriore tema rilevante: la produzione e il trasporto dei conci necessari alla realizzazione della galleria. Tali elementi non verranno realizzati a Mattarello, ma con ogni probabilità in uno stabilimento nei pressi di Bressanone, per poi essere trasportati a Trento su gomma lungo l’intera tratta. È legittimo chiedersi se questo sia davvero coerente con l’obiettivo dichiarato di spostare il trasporto delle merci dalla gomma alla rotaia, o se non rappresenti invece un’evidente contraddizione rispetto alle finalità stesse del bypass ferroviario.

  • IL DISSENSO È DEMOCRAZIA

    Nella recentissima intervista di fine anno al TQuotidiano il sindaco di Trento traccia il consueto bilancio, pronunciandosi persino sulle elezioni provinciali; chissà, forse la prossima ambizione. Nel frattempo ci ricorda che sarà un meraviglioso 2026, nel solco di quella narrazione per cui domani è un altro giorno. Finché il domani non si sposta di un altro giorno ancora. Ma il passaggio di rilievo lo riserva per il gran finale dell’articolo, allorquando si pronuncia anche nei confronti dell’opposizione in consiglio comunale. Si affretta ad esprimere apprezzamenti per il dialogo con Goio o Bortolotti, citando espressamente i loro nomi, ne esalta il valore del confronto e stigmatizza, invece, quella che a suo dire è una narrazione catastrofica, per la quale lui sarebbe il capro espiatorio. Chissà a chi pensava, senza fare nomi. Insomma, ha retto fino a tre quarti dell’articolo, ma ecco che sul finale si è svelato. Non è nelle sue corde un’opposizione pungolo, attenta, vivacemente pronta a esprimere un contraddittorio che per sua natura contraddice, appunto: è il sale della democrazia. E il sale, si sa , un po’ è sapore, un po’ brucia. Il vivace dissenso è “catastrofismo”, il fermo richiamo alle responsabilità “capro espiatorio.” Sottolineare, quando concreto, lo iato tra proclami e realtà è lesa maestà! Si rassicuri il nostro sindaco: non è catastrofismo avere altre idee, esprimerle con il coraggio della partecipazione attiva, essere voce di altre voci della città. Lo facciamo, noi di generazione Trento, con lo stesso spirito con il quale nel medesimo articolo, egli esalta la multiculturalità della città: sono i confronti, anche accesi, che si fanno scintille e divampano in nuove idee. Con i migliori auguri.

  • Parcheggi sì, ma senza trasporto pubblico restano parcheggi, non soluzioni

    Ben venga l’annuncio di un parcheggio di attestamento a Gardolo. È uno strumento utile, che chiediamo da tempo; Ma senza un piano del traffico complessivo, resta impossibile valutarne la reale efficacia.Questo parcheggio rientrava all'interno del programma elettorale di questa amministrazione, ma non isolato, bensì all'interno di un progetto generale di mobilità. Oggi viene presentato solo questo singolo elemento, che potrà essere realizzato, ragionevolmente solo dopo la fine della consigliatura e questo dimostra l'assoluta mancanza di una visione complessiva. Questo è il nocciolo del problema, questo intervento non risolverà per nulla i problemi di Gardolo e prima che sia realizzato, ben che vada, questa giunta dovrà presentarsi alle prossime elezioni. Se esiste una strategia organica, oggi non è pubblica, se non nel programma elettorale, che promette “mari e monti” senza però parlare di tempi. Non sappiamo:​•​quanti parcheggi di attestamento sono previsti in città,​ •​con quale capienza e in base a quali flussi,​•​come saranno collegati al centro,​ •​con quali mezzi, frequenze e tempi certi. Eppure è da qui che si misura il successo di un parcheggio di attestamento. Non dal numero dei posti, ma da cosa succede dopo che l’auto si ferma. Senza corsie preferenziali realmente dedicate, senza un rafforzamento strutturale delle linee da nord (Lavis, Piana Rotaliana), senza un collegamento efficace con la Trento–Malé, il rischio è evidente: che il parcheggio resti sottoutilizzato o diventi un semplice bacino di sosta per chi poi rientra comunque in città in auto. Non è un caso che corsie annunciate – come quella mai realizzata in via Grazioli – continuino a mancare. Dentro questo quadro, l’ipotesi di un parcheggio a Gardolo da massimo 200 posti appare limitata. Anche assumendo 1,5–2 persone per auto, si parla di 300–400 utenti nelle ore di punta, numeri sostenibili solo se il trasporto pubblico è frequente, capiente e affidabile. Non con corse sporadiche o soluzioni rinviate al futuro. A questo si aggiunge l’incertezza sui tempi: tra espropri non avviati, variante al PRG, bretella per Spini ancora ferma e gara da impostare, l’orizzonte realistico è di 3–5 anni. Un tempo molto lungo rispetto all’emergenza traffico che oggi interessa Gardolo e l’asse nord. La domanda, quindi, è semplice e inevitabile:dov’è il piano complessivo del traffico e del trasporto pubblico su cui questo parcheggio dovrebbe innestarsi? soprattutto: con quali tempi, quali risorse e quali corsie dedicate si garantisce che lasciare l’auto convenga davvero? Certamente un parcheggio per 200 auto non risolve, se non in minima parte quel dichiarato flusso giornaliero di oltre 100.000 persone verso la città di Trento. Serve un piano organico con tempi scadenze e previsioni dei costi. Purtroppo nel bilancio preventivo 2026 2028, come abbiamo sottolineato noi di Generazione Trento, non si parla assolutamente di una strategia che consenta di affrontare il futuro, dopo il 2026, definito un anno eccezionale perché in esso si dovrebbero completare tutte le opere previste dal PNRR. Dal 2027 cosa si fa? Quali risorse si stanziano? Qual è il piano complessivo che vuole seguire il Comune? Verrebbe quasi il sospetto che si parli di un'opera da realizzarsi, come se già fosse realizzata, quasi un'anticipazione della prossima campagna elettorale. I parcheggi di attestamento servono, ma senza un trasporto pubblico forte restano parcheggi, non soluzioni.

  • Circonvallazione ferroviaria e SIN di Trento Nord: dai documenti ufficiali, niente bonifica

    La circonvallazione ferroviaria non è una bonifica. Da anni il progetto del Bypass viene presentato come opportunità per “ripulire” il SIN di Trento Nord, ma la documentazione ufficiale del Piano di Utilizzo Terre (PUT – Parte B) non prevede la bonifica dell’area, bensì la sola gestione dei materiali contaminati necessari alla costruzione dell’opera. Ferrovia e bonifica sono interventi distinti, tecnicamente e finanziariamente. La galleria attraversa terreni contaminati da idrocarburi e metalli pesanti. Scavare significa movimentare terreno e falda, con obbligo di trattare i materiali come rifiuti e con possibili rischi di dispersione. La realizzazione del Bypass non risolve l’inquinamento storico: lo affronta solo nei punti di interferenza con il tracciato. PRIMA SI BONIFICA. POI SI PASSA. Mettere le ruspe in un SIN senza una bonifica complessiva significa lasciare irrisolto il problema ambientale che dura da decenni. C’è poi un tema altrettanto rilevante: la trasparenza. Il PUT Parte B, ( piano utilizzo delle terre ) il documento centrale che regola l’uso delle terre contaminate e i rischi ambientali per Trento Nord, non è pubblicato né sul sito dell’Osservatorio Ambientale né su quello del Comune. L’unica fonte ufficiale in cui il cittadino può reperirlo è il portale del Ministero dell’Ambiente (MASE), tra decine di allegati tecnici. In pratica, un documento che riguarda la salute pubblica e il futuro del territorio non è facilmente accessibile alla popolazione e non è mai stato presentato con chiarezza. Solo grazie al lavoro dei comitati cittadini, che hanno scaricato e messo a disposizione i file, la città ha potuto leggere cosa realmente contengono gli atti. Chiediamo quindi con forza che: 📌 il Comune pubblichi integralmente e in modo visibile il PUT 📌 l’Osservatorio Ambientale renda disponibili gli allegati come previsto dalla logica di trasparenza 📌 ai cittadini venga detto con parole semplici cosa il progetto fa — e cosa NON fa La città merita informazioni complete, non semplificate. E merita che le istituzioni parlino con chiarezza: il bypass ferroviario non è una bonifica del SIN Trento Nord.

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